Mastodon • The Hunter (2011)

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Erano attesi al varco i Mastodon. Dopo la prova parzialmente deludente di Crack The Skye – e alla fin fine rivalutabile positivamente soltanto dopo la sua esecuzione dal vivo – c’era la paura che potessero decidere di virare verso lidi prog-pretenziosi, come è accaduto ad altri (vedi Mars Volta e Opeth), finendo per snaturarsi ulteriormente nella creazione di qualcosa di confezionato ad-hoc per una determinata fetta di mercato. Un anticipo di sventura si potrebbe già temere dall’abbandono delle stupende composizioni di Paul Romano per la cura dell’artwork. D’altro canto, sin dal rilascio della traccia “Deathbound” (poi bonus track di The Hunter nella special edition del disco) e del suo divertente video, si notava un certo ritorno verso sonorità più tipicamente mastodoniane, quelle che già conoscevamo ed avevamo imparato a riconoscere fra tante. Quindi la domanda che ci si potrebbe porre dopo una tale altalenante attesa è se si tratta di un lavoro degno di nota o di una crosta della vergogna. Né l’uno né l’altro in verità. Ciò che viene fuori da questo The Hunter è un ibrido sospeso tra la voglia di esplorare ancora nuovi orizzonti, l’approfondire melodie ed arrangiamenti tipici di Crack the Skye, e il voler tornare a rifugiarsi in composizioni che riecheggiano quelle di Blood Mountain in particolare. Quindi, il punto debole di The Hunter non è tanto da ritrovare nelle pur sempre pregevoli e mai banali composizioni strumentali (tranne che in qualche episodio), ma nell’eccessivo studio di un impianto vocale nuovo. Ciò è qualcosa che non è mai stato nelle corde di Hinds e Sanders, né dovrebbe essere una delle caratteristiche della band (troppo alti i volumi dei loro microfoni), nonostante i parziali miglioramenti in sede live. I momenti più riusciti sono difatti quelli in cui i nostri dimostrano di saper altfare come nessun altro nella scena quello che sanno fare meglio, cioè spaccare elegantemente ed intelligentemente le gengive dell’ascoltatore al ritmo di botte di onde sonore e urlando come forsennati (“Spectrelight”, “Bedazzled Fingernails”, “The Ruiner” e la già citata “Deathbound”), pur riuscendo a penetrarti nell’animo e a trasportarti nei momenti più introspettivi e meno caotici (“The Sparrow”, “Thickening”, “The Hunter”). In mezzo a questi estremi ci sono esperimenti solo parzialmente riusciti (“Black Tongue”, “All the Heavy Lifting”, “Octopus Has No Friends”), ispirati palesemente dall’esperienza di Crack The Skye e tutto sommato accettabili se si vuole chiudere un occhio (“Stargasm”, “Dry Bone Valley”), e infine pezzi decisamente imbarazzanti e sottotono (“Blasteroid”, “Curl of the Burl”, “Creature Lives”). Per quanto riguarda la produzione e il mixaggio, stavolta risulta tutto molto più adeguato rispetto a quanto sentito nell’episodio precedente, anche se l’irruenza è sempre tenuta a bada (sopratutto nel suono delle chitarre), elemento che continua a far aumentare la nostalgia verso i primi lavori dei quattro. A conti fatti si poteva sperare in qualcosa in più da The Hunter. Il problema è che questo disco appare come una sorta di raccolta di b-side provenienti da Blood Mountain, nel quale si tenta di inserire delle vocalità tutto sommato mediocri, o comunque mal costruite. Chi cerca i Mastodon sa dove trovarli, e qui li si trova soltanto in parte. Certo, è sempre apprezzabile la volontà di voler sempre cercare qualcosa di nuovo da parte loro, senza fossilizzarsi e crogiolarsi in certe sonorità, ma sembra che nemmeno questa sia la strada giusta, sempre più lontana dalle creature di fuoco, acqua e terra a noi tanto care. Anzi, per certi versi The Hunter riesce anche a rivalutare la virata stilistica e ariosa di Crack the Skye (anche se non del tutto). Per carità non è nulla da buttare, in quanto un loro album è sempre qualcosa che la maggior parte dei gruppi della scena si sogna (anche se a questo punto non è più chiaro se per meriti loro o per demeriti del genere). Rimandati alla prossima volta, aspettando di vedere la resa del cacciatore dal vivo.
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Mastodon (2011) The Hunter

Mastodon

The Hunter

2011 • sludge post core

68
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo