Rising • Abominor (2013)

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I danesi Rising stanno attraversando un momento difficile in quanto due terzi del gruppo hanno deciso di allontanarsi per divergenze artistiche. Il chitarrista Jacob Krogholt, rimasto solo, deve raccogliere quello che rimane e capire che direzione prenderà il progetto. In questo quadro, l’album Abominor viene immesso sul mercato grazie alla Indisciplinarian records nel glorioso formato vinilico. Le differenze stilistiche confrontate con il loro primo lavoro del 2011 si notano subito: accantonata l’epicità in stile Baroness e Mastodon, ci troviamo brani molto più pesanti e sopratutto una voce sempre tirata allo spasimo. Si parte con “The Disdain” dove un riffing forsennato trascina per tutta la durata della canzone. “Reproach” segue le stesse coordinate stilistiche e solo nel finale di “Vengeance Is Timeless” i tempi rallentano sfociando in uno sludge esasperato. “The Hills Below” è forse la canzone più orecchiabile del disco, con il suo ammiccante refrain. Nonostante non ci siano innovazioni di nessun tipo in un genere alquanto affollato, per tutta la sua durata, Abominor si mantiene su buoni livelli, e il finale giocato con la malinconica “Gaunt” è davvero solido. Ci auguriamo che ci possa essere un futuro per questa band.

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Rising (2013) Abominor

Rising

Abominor

2013 • sludge doom

70
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo