Male Bolding • Nothing Hurts (2010)

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Da poco uscito per la Sub Pop, l’esordio dei Male Bonding ha già fatto ben parlare e scrivere di sé, candidandosi tra i protagonisti dell’annata. L’avrebbero mai immaginato questi tre ragazzotti di Dalston nell’est di Londra, che solo due anni fa esordivano esibendosi, ubriachi, ad una festicciola? Eppure Nothing Hurts, il loro esordio, oltre alle più rosee aspettative supera anche le coordinate di riferimento (dai Buzzcocks ai Beach Boys) confessate dalla band stessa. Nell’arco di tredici pezzi, per quanto sparati a bruciapelo, si spazia infatti dal punk rock delle origini, all’hardcore degli Hüsker Dü fino alla recente esperienza degli ottimi Parts and Labor; il tutto senza disdegnare qualche puntatina verso i più raffinati Nineties britannici (con “Franklin”, ad esempio). Dall’ottima apertura con “Year’s Not Long” fino a “Worse to Come” è una rapida corsa guidata da chitarre sporche ma non troppo e ritornelli trascinanti, di quelli che presto ci si ritrova inconsciamente a canticchiare, magari badando poco allo spelling. Ottimo primo mattone dunque, citando in qualche modo la copertina dell’album, per una band che diverte e si diverte pur senza essere eccessivamente scanzonata; un trio che, se saprà mantenere fresca la sua proposta nei lavori a venire, continuerà a spiccare in una scena che di certo non può disdegnare nuova e tale linfa.

 

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Male Bonding (2010) Nothing Hurts

Male Bolding

Nothing Hurts

2010 • garage punk, lo-fi

74
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo