Motorpsycho • Heavy Metal Fruit (2010)

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I Motorpsycho sembrano essersi definitivamente ripresi dallo scossone provocato dalla dipartita dello storico batterista della band Håkon “Geb” Gebhardt, che lasciò la band nel 2005. Il gruppo norvegese ha infatti dato alle stampe il quattordicesimo (!) full lenght, il terzo in meno di due anni. Le idee vengono da un immaginario chiaramente Seventies, seguendo la strada già intrapresa con Little Lucid Moments. A parte l’estemporaneo episodio di Child of the Future, uscito in occasione del ventennale della band, il punto di riferimento da cui ripartire è indubbiamente il disco del 2008. Lo spirito progressivo che animava quelle quattro lunghissime tracce che lo componevano non viene perso, ma elaborato. Entrano in gioco arrangiamenti più sofisticati e altisonanti, così come momenti riflessivi che riportano direttamente all’epoca in cui i nostri genitori portavano le fascette intorno alla testa e i fiori intrecciati nei capelli. Quindi, mettete dei fiori nei vostri cannoni, ma non mettetene troppi che si rischia di fare cilecca… Già, perchè in fin dei conti è quello che accade per davvero. Ben vengano i coretti e i tastieroni, perchè se usati con sapienza (come avviene in “X-3 (Knuckleheads In Space) / The Getaway Special”, ad esempio) aiutano a lasciarsi alle spalle quel rischio di puzzare di muffa che ti si appiccica addosso quando tenti strade già stra-percorse da tutto l’universo hard rock. Con Heavy Metal Fruit il trio norvegese costruisce un immaginario space-nostalgico – e si intuisce già dall’artwork di ambiguo gusto – che porta l’ascoltatore in un mondo fatto di voli interstellari, pieno di jam sterminate e riffoni sabbathiani (vedi “W.B.A.T.”). Il tutto con uno sguardo al suono corposo tipico dei Motorpsycho. In quest’ottica si inserisce anche l’efficace drumming di Kenneth Kapstad – con la band dal 2007 – a garantire una solida spalla al basso di Bent Sæther e alla chitarra di Hans Magnus “Snah” Ryan. Detta così, sembrerebbe tutto a posto. Il problema sorge quando ci si trova a sperare che un pezzo finisca a causa della noia che provocano le interminabili digressioni chitarristiche che superano il limite in troppe occasioni. La comparsata del Jaga Jazzist Mathias Eick nella seconda parte di “X-3 (Knuckleheads In Space) / The Getaway Special”, seppur pregevole, non distoglie l’attenzione dalla difficoltà che si riscontra nell’intraprendere il lungo travaglio (perdonate il gioco di parole) che è “Gullible’s Travails (pt. I – IV)”. Un collage di oltre 20 minuti di spunti poco interessanti e che danno l’impressione di essere incollate un po’ a casaccio. Ma gli episodi che fanno storcere il naso non si limitano a questo. Altro esempio sono i deliri noise che irrompono in “The Bomb-Proof Roll and Beyond (For Arnie Hassle)” e l’intermezzo poco ispirato di “Close Your Eyes”. Il fedele psychonauta apprezzerà, ma da artisti della loro caratura ci si aspetta decisamente qualcosa in più. 

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Motorpsycho (2010) Heavy Metal Fruit

Motorpsycho

Heavy Metal Fruit

2010 • space rock

53
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo