Nirvana • Live at Reading (2009)

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Appare periodicamente, diciamo con scadenza quasi annuale, qualcosa a nome Nirvana nei negozi. Ai posteri l’ardua risposta all’eterno quesito: si tratta di materiale da collezione o di bieco sfruttamento commerciale della morte del più grande artista degli anni ’90? A noi non è dato saperlo, per ora. Intanto, godiamoci la riedizione del famoso concerto al Reading Festival del 1992 in due formati: CD+DVD oppure LP. La qualità della registrazione, sia audio che video, non è delle migliori in circolazione, ma a livello di documento storico la performance che ci viene riproposta in questi giorni è di quelle da tramandare ai figli dei nostri figli. E’ bene chiarirlo fin da subito, infatti. Questo è un concerto che i fan dei Nirvana, ma anche ogni buon appassionato di rock sparso per l’etere, non deve farsi assolutamente mancare. E’ consigliato indistintamente ai teenager con il faccione di Cobain stampato sulle magliette, alle fanciulle innamorate del biondo genio dagli occhi azzurri ed ai bigotti del grunge ancora appresso a carcasse belliche. Il Live at Reading Festival è l’antitesi dell’MTV Unplugged, sia come immagine che come suono, ed è quindi il modo più diretto ed indolore per conoscere l’altra faccia di Cobain, che non è solo quella punk ormai nota a cani e porci. Il Cobain buffone e sarcastico, si veda l’ingresso in carrozzina in tenuta ospedaliera, fa da contraltare al Cobain incazzato e senza pace anche nei tormenti dei pezzi più rilassati, e le sacre melodie pop di ogni canzone dei Nirvana escono felicemente martoriate dall’assalto sonoro di questa esibizione memorabile. Il trio non si risparmia e di fiato ne tira poco, così come poche sono, e del resto lo sono sempre state, le parole rivolte agli spettatori. Si può notare dalle riprese video la differenza sostanziale, per chi ancora non l’ha capita, fra i Nirvana e il resto delle band accomunate dalla stessa stupida etichetta. Non troveremo in questo concerto, e in generale non si trovano nei Nirvana, facili entusiasmi da stadio, sbrodolate tecniche o pose per assecondare chi dal rock chiede una maschera da indossare ogni giorno, retorica o sentimentalismi di grana grossa. I Nirvana nudi e crudi: questo è il Live at Reading.

Con In Utero ancora lontano dai negozi, a noi oggi non resta che immaginare la reazione del pubblico, al di là dell’ovvio boato di grida, durante le varie “Tourette’s”, “All Apologies” e “Dumb”, meno embrionali di quanto si possa pensare e perfettamente incastrate all’interno di una setlist che all’epoca avrà sicuramente accontentato sia i fan dell’ultimo videoclip tratto da Nevermind che quelli più esigenti. Viene ripescata addirittura “Spank Thru”, quando i Nirvana all’orizzonte ancora non si vedevano e Cobain faceva parte dei suoi Fecal Matter con Dale Crover. Una piccola gemma per veri affezionati. I pezzi scelti da Bleach trovano decisamente la loro forma migliore qui in questo concerto rispetto alla produzione dal piglio fin troppo pesante del disco, con i colpi di Grohl alla batteria a rendere molto più trascinanti e riuscite, in particolare, “School” e “Blew”. Nulla da ridire su “About a Girl”: in qualsiasi veste i Nirvana ce la propongano quella è un classico ormai senza tempo. Chissà quanti, inglesi o meno che fossero, erano preparati ai suoni aspri di “Negative Creep” e “Love Buzz”. Del resto, Cobain ha sempre fatto dell’ironia sui fan ossessionati da Nevermind che magari quando gli si faceva il nome di Bleach pensavano alle pulizie domestiche. Pure “Aneurysm” verrà capita dopo qualche anno anche dalla critica, nonostante dal vivo renda molto, molto meglio della più blasonata “Sliver”. Da Nevermind il pubblico si aspettava, e si sente chiaramente, le più note: i Nirvana accontentano regalando le loro hit senza stravolgerle per puro piacere di dissentire come invece hanno fatto in altri momenti. Nessuna interruzione, nessuna protesta. “Lithium” è praticamente cantata dagli invasati astanti, “Come As You Are” è una voce unica che si alza dai campi di Reading e “Smells Like Teen Spirit”, suonata un po’ svogliata come da manuale, è accolta con il calore che spetta alla canzone simbolo, che lo si voglia o meno, dello scorso decennio. I pezzi minori, ma solo di fama, di Nevermind rimangono comunque altrettanto sorprendenti, e quella “Territorial Pissings” in chiusura, con conseguente devastazione, un po’ ludica e un po’ gigiona, non poteva concludere meglio un festival da headliner che, parole di Grohl, sarà uno dei loro migliori in assoluto.
Non possiamo, tuttavia, liquidare senza neanche una parola le cover di “The Money Will Roll Right In” dei Fang e “D-7” dei Wipers. Come accadde nell’MTV Unplugged, Cobain va a ripescare gruppi dimenticati, donando nuova linfa ad un punk che all’epoca aveva già perso la sua forza dirompente e abbisognava una tiratina a lucido. Non è solo un omaggio agli artisti che l’hanno cresciuto, è un ringraziamento sentito e un dono a chi con MTV si stava facendo, allora come oggi, una cultura rock superficiale. Tra i bootleg più o meno noti e i video sparsi in rete, questo Live at Reading va custodito gelosamente insieme alla vostra copia dell’MTV Unplugged e di Live! Tonight! Soldout!, così da raccogliere i momenti salienti dei Nirvana senza impazzire a caccia di rarità. Non si contano oggi gli artisti dei ’90 in piena decadenza che si nascondono dietro alla tecnologia in alta definizione per sopperire alla mancanza di contenuti validi. Il Live at Reading, con quello che al confronto delle possibilità offerte oggi sembra un lavoro amatoriale, ritrae invece una band in stato di grazia, senza bisogno di orpelli audiovisivi. A noi, e non ai posteri per questa volta, la scelta.

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Nirvana (2009) Live at Reading 1992

Nirvana

Live at Reading

2009 • grunge is dead

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo