Ian Brown • My Way (2009)

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Facciamo un po’ di conti: My Way è l’album numero 5 e il singolo “Stellify” è il quindicesimo firmato Ian Brown. Sono trascorsi 11 anni dall’esordio solista e 13 dalla separazione degli Stone Roses. In tutto questo tempo non è mai riuscito a farsi vivo oltre il canale della Manica, mentre in patria continua ad essere un punto di riferimento e un classico, uno di quei personaggi che il pubblico non manca di andare a vedere se passano in tour al palazzetto della città. I suoi successi sono ovviamente minori ed oscurati dalle canzoni delle rose di pietra, ma negli anni anche pezzi come “F.E.A.R.” e “Corpses” sono divenuti di conoscenza popolare nel Regno Unito, tanto che il buon Ian si è anche preso il Godlike Genius Award da parte del New Musical Express. Quanti però andrebbero ai concerti se accompagnato dalla sua band non infilasse in mezzo al repertorio solista anche classici (questi sì) come “I Wanna Be Adored” o “Sally Cinnamon”? Temiamo pochi. Il personaggio tuttavia non si smentisce: l’immagine da eterno ragazzino che campeggia nell’orribile copertina del disco lo raffigura in una posa tanto fiera quanto ridicola. E ricorda qualcuno… A volte ce la siamo presa troppo con Liam Gallagher, che di fatto sembra più il fratellino di Brown che non di Noel. Se è vero che nonostante passino gli anni, Ian si sente ancora un giovanotto delle high school mancuniane, tutto club dance-rock e calcio, lo è altrettanto che la sua voce continua a non cedere di un millimetro: anzi, riascoltandola sembra davvero di essere cristallizzati in quella Madchester che sul finire degli Ottanta apriva la via a molto del rock britannico del decennio successivo, quello che invece i mari li ha attraversati per davvero. My Way però non lo aiuterà a giocare in trasferta, forse perché al di là del fatto che sia molto prodotto in studio e troppo plastico rispetto all’ideale indipendente che Brown ormai si trova a perseguire, non contiene alcun singolo in grado di ottenere ripetuti passaggi radio e video da parte delle emittenti europee (figuriamoci americane o australiane). E’ un disco che per alcuni tratti riesce a farti muovere il capo (almeno quello) e che grazie ad una manciata di tracce che si prestano a possibili remix alternative dance, potrebbe ottenere qualche critica positiva da chi ha il poster dei Primal Scream appeso in camera sulla parete sopra al cuscino. Ma non basta, My Way non riesce a convincere.
Un album per chi con nostalgia, romanticismo e forse anche un pizzico di testardaggine non abbandona i vecchi idoli di gioventù, e tiene le dita incrociate per la collaborazione dello stesso Brown con Johnny Marr (e si dice anche con Mani degli Stone Roses e Paul Ryder degli Happy Mondays) per una colonna sonora che forse potrà regalare qualche altra canzone da ricordare. “L’idea è quella che Johnny scriverà la musica, e io le parole e le melodie”. Fosse qualcosa di concreto e soprattutto fossero illuminati da nuovo spirito santo, ci sarebbe di che giubilare. Nel frattempo, Stellify si rivela ascoltabile, ma assolutamente prescindibile.
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Ian Brown (2009) My Way

Ian Brown

My Way

2009 • brit pop

58
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo