Wilco • Wilco (The Album) (2009)

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Mai come questa volta l’attesa per il nuovo lavoro in studio di Jeff Tweedy e dei suoi Wilco è stata vissuta da più di un fan come un misto di curiosità ed inquietitudine. Il precedente Sky Blue Sky (2007), infatti, per quanto ricco di spunti interessanti e suonato con una perizia tecnica via via sempre più ostentata nella discografia della band, aveva suscitato parecchi dubbi in più di un estimatore della prima ora e sembrava preludere ad una decisa virata verso un sound folk rock di stampo più classico e di maniera. D’altra parte, i Wilco ci avevano abituato fin troppo bene, realizzando in rapida successione due album come Yankee Hotel Foxtrot (2002) e A Ghost Is Born (2004), entrambi, nella loro diversità, da annoverare tra i più significativi dischi rock del decennio che sta per giungere al termine. Lavori in cui Tweedy aveva mostrato l’incredibile capacità di fondere tra loro con assoluta naturalezza e in modo sempre personale sonorità e stili tra loro diversissimi, dal pop al country, dal folk al kraut rock, impreziosendo il tutto con un songwriting malinconico e inquieto da autentico cantautore di razza. E con questa ultima fatica, che hanno deciso di intitolare semplicemente Wilco (The Album) forse perché intimamente convinti di aver appena composto la loro opera migliore o maggiormente rappresentativa, la band è ripartita proprio dall’estrema varietà stilistica dei capolavori del recente passato, aggiornando però il tutto alla luce degli enormi progressi che ciascun membro ha saputo fare nel corso di questi ultimi anni come musicista, essendosi tutti dimostrati capaci di migliorare sensibilmente il livello delle rispettive esecuzioni e portare avanti una ricerca sonora sempre più approfondita e articolata.

Un disco dichiaratamente autorefererenziale non poteva che aprirsi con un brano intitolato “Wilco (The Song)”, pezzo rock, spigoloso ma allo stesso tempo estremamente orecchiabile, dal vago sapore seventies. Subito dopo, ecco la deliziosa ballata acustica “Deeper Down” tutta costruita intorno ai delicati ricami di una slide guitar suonata in modo superbo da Tweedy. Proseguendo nell’ascolto, arriviamo così a “One Wing”, riuscitissimo esempio di pop d’autore che possiede tutte le caratteristiche per poter divenire un nuovo classico della band. D’altra parte sono proprio pezzi come questo, tanto semplici e immediati quanto capaci di insinuarsi sotto la pelle dell’ascoltatore con estrema facilità, a costituire l’autentica spina dorsale del disco. Davvero impossibile non lasciarsi conquistare dalla dolcezza di canzoni senza tempo come “You And I”, in cui Tweedy duetta magistralmente con Leslie Feist, “Country Disappeared” o “Solitaire”. Non che i pezzi più propriamente rock siano da meno, intendiamoci. “You Never Know”, “I’ll Fight” o “Sunny Feeling” non solo sono impeccabili dal punto di vista formale, ma mostrano una band in piena forma, consapevole dei propri mezzi e desiderosa di divertirsi e far divertire. Un discorso a parte, invece, lo merita senza dubbio “Bull Black Nova”, composizione che, per complessità ed echi krauti, rimanda direttamente ad alcuni episodi di A Ghost Is Born, proponendone tuttavia un adeguato aggiornamento alla luce di tutte le conoscenze acquisite dalla band nel corso di questi ultimi anni. Qui l’arte degli Wilco tocca livelli probabilmente mai raggiunti, con i Nostri che riescono a regalare un saggio di classe senza precedenti. Un crescendo inarrestabile che, anche da solo, sarebbe sufficiente a far ricordare questo album e a garantire a Tweedy e soci un posto di primo piano nella Storia della musica rock, non solo recente. A chiudere degnamente un disco in cui si fa veramente fatica a trovare dei punti deboli,“Everlasting Everything”, con la sua sognante coda strumentale.
Album perfetto, quindi? Diciamo quasi. Volendo trovare un difetto, l’unico rammarico è legato alla totale assenza di brani politicamente impegnati. Da uno scrittore sensibile come Jeff Tweedy, che in passato non aveva esitato a scrivere pezzi taglienti come “Ashes of American Flags” e “War on War”, era forse lecito attendersi, considerato il difficile periodo storico e la possibile svolta rappresentata dall’avvento di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti, qualche nuovo brano di denuncia. Il Nostro, invece, ha preferito optare per la leggerezza e il disimpegno e, a conti fatti, non è detto che si tratti di una scelta sbagliata.
Questo Wilco (The Album) è un ascolto estivo, incredibilmente colorato e ricco di sfumature, che permette a questa straordinaria band di entrare definitivamente nel ristretto Olimpo dei grandissimi di ogni tempo. Se si vuole avere un’idea di come si è evoluta la musica folk-rock a stelle e strisce in questi ultimi anni, passare da queste parti è a dir poco doveroso.

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Wilco (2009) Wilco (The Album)

Wilco

Wilco (The Album)

2009 • folk rock, americana

78
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo