Engineers • Three Fact Fader (2009)

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Sentendo nominare per la prima volta il nome degli Engineers, viene difficile pensare che possa trattarsi di un gruppo dream pop proveniente da Londra. Eppure è proprio così, e loro stessi motivano questa scelta spiegando che deriva dall’approccio che seguono nel comporre musica. Per costruire il seguito del loro album d’esordio del 2005, forti di recensioni positive e di un buon responso da parte del pubblico, si erano chiusi nel loro studio di Rainford in compagnia di Ken Thomas. Nel caso in cui vi stesse chiedendo di chi si tratti, è stato il produttore di Ágætis Byrjun dei Sigur Rós, del recente Saturdays=Youth degli M83 e di vari album degli Psychic TV, nonché in passato collaboratore di Cocteau Twins e Suede. Bisogna ammetterlo, sono delle ottime referenze per un nome che di certo non è sulla bocca di tutti, non c’è quindi da meravigliarsi se il prodotto risulta essere ben confezionato. A causa di problemi dell’etichetta, il nuovo Three Fact Fader, praticamente pronto, è rimasto in standby per quasi due anni prima di essere rifinito e finalmente pubblicato nel giugno 2009. Ecco spiegati i quattro anni di attesa, cose che, in un mercato musicale affollato come quello attuale, per un gruppo emergente possono fare la differenza o essere fatali.
Il buonissimo album d’esordio già tradiva un certo amore per il krautrock e la musica cosmica, oltre che per i maestri del dream pop e dello shoegaze, ma con Three Fact Fader, grazie anche alla guida dell’esperto produttore, gli Engineers sono qui a dimostrarci di saper mettere a frutto le proprie influenze come non è scontato che faccia un gruppo alla fatidica prova del secondo album, soprattutto se la scena di riferimento è pericolosa come quella cui loro si muovono. Pale Saints, Spiritualized, Slowdive, Sonic Youth, Neu!, Can, Beach Boys, vario indie attuale (Deerhunter, e diremmo anche i dispersi Autolux ma non è detto che c’entrino davvero qualcosa) e addirittura i Breeders di Kim Deal dei Pixies: questi i riferimenti musicali principali. Il singolo “Clean Coloured Wire”, traccia di apertura del disco, è un omaggio agli Harmonia, gruppo tedesco formato da membri di Neu! e Cluster. Gli ingegneri hanno rubato “Watussi” da Musik Von Harmonia del ’74 per costruirci sopra una canzone a modo loro. Badate, non era per niente facile trasformare un pezzo kraut di trentacinque anni fa in un perfetto brano dream pop, e già il fatto che loro siano riusciti nell’impresa dovrebbe destare almeno interesse o curiosità. All’inizio potrebbe sembrare un elemento quasi esterno all’album, fuori luogo, ma con gli ascolti successivi ci si può accorgere che l’umore è perfettamente integrato a quello del resto del disco. Caratteristiche importanti del loro suono, oltre alla ben riuscita amalgama di influenze importanti, sono la varietà e la dinamicità dei pezzi. Usualmente, molti gruppi dream tendono a rallentare i ritmi e a sfumare gli angoli, in modo da ottenere quella sensazione eterea discendente dai già citati Slowdive, e gli Engineers tendono a sfuggire a questa ferrea regola. Certo, non mancano in Three Fact Fader gli episodi con queste caratteristiche, ma quando c’è da dare il ritmo giusto loro non si tirano affatto indietro (“Sometimes I Realise”, “Hang Your Head”, “Emergency Room”). Probabilmente non si tratta solo di un caso, visto che anche gli ultimi M83 avevano dimostrato la stessa tendenza, con la differenza che loro guardavano con decisione agli anni ’80 anche per quanto riguarda le parti di batteria, mentre qui il ruolo della chitarra è ben più rilevante. Facendo riferimento alla scrittura, la qualità delle melodie e dell’organizzazione delle varie parti delle canzoni è più che buona. Anzi, esiste sempre gente che dovrebbe imparare a creare linee vocali come queste, efficaci e non invasive. Un buon esempio può essere la titletrack, ma non è certo l’unico. Forse si tratta del classico album che avrebbe potuto essere più snello e avere un impatto migliore, se solo ci fossero stati un paio di brani in meno, lasciando all’ascoltatore più voglia di schiacciare play ancora una volta. La cosa positiva, invece, è che l’attenzione torna per quello che potrebbe essere il momento più pericoloso, cioè sul finale, per come sono distribuiti i pezzi e per quelle che sono le possibili varianti in questo suono. Giusto un appunto sull’artwork: è stato curato da Tom Sheenan, fotografo rock, attraverso l’obiettivo del quale sono passati, negli anni, i Rolling Stones, i REM, i Primal Scream, i Flaming Lips, Tom Waits, gli Stone Roses e molti altri ancora. Three Fact Fader esce nel periodo dell’anno probabilmente più adatto ad un disco così, ma se così non fosse per i vostri gusti, il consiglio è comunque quello di tenerlo da parte per il momento buono. Se è vero che arriva sempre l’occasione in cui si rende necessaria la presenza di un album di questo genere, non conviene far finta di niente.
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Engineers (2009) Three Fact Fader

Engineers

Three Fact Fader

2009 • shoegaze dream rock

74
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo