Poor Moon • Poor Moon (2012)

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Per capire dove nascono i Poor Moon, basta lasciar scorrere i primi secondi della traccia d’apertura, “Clouds Below”. Quegli arpeggi, quelle armonie vocali, quegli uccellini che cinguettano, presto rimandano ai Fleet Foxes, nei quali Wargo, frontman e leader dei Poor Moon, suona il basso. Per questo progetto il barbuto coinvolge il collaudato compagno di boschi Casey Wescott. È quindi istintivo, anche se ne faremmo volentieri a meno, prendere come termine di paragone l’ormai famosa indie folk band. Diciamo subito che il raffronto non regge, perché se è vero che i pezzi sono più o meno decenti e di porcherie non ce ne sono, è anche vero che si è ben lontani dalla qualità delle Volpi. Sotto accusa una voce che è perfetta per fare da spalla ma che quando viene messa in primissimo piano pecca di monotonia armonica e liriche un po’ banali (“Heaven’s Door” ne è un buon esempio), ai quali si aggiungono degli arrangiamenti che viaggiano sempre sul filo del saturo/pacchiano (come i clavicembali barocchi di “Phantom Light” e il chimes di “Holiday”). I momenti migliori si ascoltano quando la band si lascia alle spalle l’ansia da prestazione e si cimenta in pezzi che escono dal seminato, come “Pulling Me Down”. Un prodotto senza infamia e senza lode che farà felici pochi fan del genere in astinenza da Fleet Foxes e da flower power.

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Poor Moon (2012) Poor Moon

Poor Moon

Poor Moon

2012 • flower pop

60
/100

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Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo