Ray LaMontagne • Ouroboros (2016)

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Disco fuori registro per chi pensa alla musica di sottobosco. Ciò non toglie che meriti lo spazio qui riservato. Certo, che LaMontagne (ragazzo ormai uomo di provincia, pescato a suo tempo dai macchinari di una fabbrica di scarpe del Maine) sia in catalogo al fianco di Alicia Keys, Pink & co. desta un certo effetto, per lo meno per noi intellettuali della terramadre Europa. Lui, che aveva sorpreso tutti con l’esordio ormai datato a nome Trouble (siamo nel 2004!), è ormai un’altra persona. Non esiste più quella tenera insicurezza, la voce acre e roca che tanto incuriosiva ha lasciato spazio a una pulizia che è il tema trasversale di questo “Ouroboros”. Diciamolo chiaro: si tratta di un punto di arrivo, sostenuto dal lavoro in produzione di Jim James dei My Morning Jacket. Elefantiaco, per certi versi. Studiato in ogni minimo particolare. Fin troppo, verrebbe a dire. Non c’è quasi una nota folk-blues-rock-psych fuori posto. Dettaglio che gli la costa la soglia dell’8 in pagella. Intanto Ray, per inciso, s’è comprato una tenuta d’epoca nel Massachussets per qualcosa come un milione di dollari mentre in giro per il mondo resta un signor nessuno. Come dite? Ha saccheggiato tutto e di più? Già, Ouroboros è esattamente questo. Inutile citare i rimandi, si rischia un’antipatica lista della spesa. L’opera più onesta è allora quella di fermarsi all’ascolto, fissandolo per l’anno in cui siamo. Allora sincerità per sincerità questo è un disco che aiuta noi uomini indipendenti da tutto e da tutti, forti solo del nostro pensiero, a ricucire con alcuni cliché del passato. Con i quali, tra l’altro, chi in un modo chi in un altro, siamo tutti cresciuti. Per Ray LaMontaigne in principio fu Stephen Stills. Per chi scrive fu Van Morrison. C’entrano poco con il contenuto. Si va fino ai Pink Floyd. È un album comunque di sangue. Fate uno sforzo, pensate di meritarvelo. Quattro pezzi per lato. Come una volta. Un po’ concept, un po’ pretenzioso, un po’ figlio di chi non sarà mai avanti coi tempi ma sa come si scrive una canzone che vada oltre lo schema dei quattro accordi più ritornello.

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Ray LaMontagne (2016) Ouroboros

Ray LaMontagne

Ouroboros

2016 • psych blues

79
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo