Parquet Courts • Human Performance (2016)

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Human Performance è il terzo album dei Parquet Courts dal giugno del 2014 ad oggi, l’ennesima conferma che la compagine newyorkese non ci pensa su due volte quando si tratta di registrare e pubblicare del nuovo materiale. Le parole di Austin Brown (voce, chitarra e produzione) sono un bel biglietto da visita, Human Performance è: “il rumore ineluttabile di New York che può essere esasperante, l’impossibile lotta contro il disordine che può essere fisico, mentale o sociale”. L’andamento di questi quarantadue minuti si attesta in linea di massima sulle atmosfere dei dischi precedenti, in questo caso però la maggior parte dei pezzi suonano meno fisici e più riflessivi rispetto al passato, fa eccezione qualche episodio isolato, come “Two Dead Cops”; quel che invece resta saldamente ancorato al passato prossimo della band è quell’approccio scanzonato, quell’attitudine do-it-yourself, rigorosamente in bassa fedeltà, che ha marchiato il loro sound sin dagli esordi. Anche in termini qualitativi l’offerta dei Parquet Courts è ancora una volta la solita, una dozzina abbondante di pezzi più che decenti, incapaci di sconvolgere le sorti odierne del rock a stelle e strisce e tuttavia sempre godibili. Al prossimo giro però sarà più difficile accontentarsi, il quartetto americano deve provare a saltare lo steccato dell’ovvio una volta per tutte, le potenzialità ci sono: li aspettiamo con fiducia sulle note di Human Performance e dei due LP di due anni fa.

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Parquet Courts (2016) Human Performance

Parquet Courts

Human Performance

2016 • lo-fi for choice

69
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo