Deerhunter • Fading Frontier (2015)

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Deerhunter (2015) Fading Frontier

La ribellione garage di Monomania ci aveva consegnato un album non lineare rispetto al percorso della band ma necessario: staccare i fasti di Halcyon Digest e interrompere il senso d’abitudine a quei paesaggi dreamy è stata una scelta forse meno ragionata rispetto a quanto vorremmo pensare ma efficace: siamo arrivati al 2015 e dopo più di un decennio dai primi colpi di Bradford Cox e compagni ancora abbiamo diversi motivi per restare attaccati a un nuovo lavoro.

Fading Frontier è un album che consolida e rinforza tutto ciò che di buono è uscito dalla discografia targata Deerhunter, offre rimandi qua e là ma ne esce con una decina di canzoni inedite per efficacia e capacità di sintesi: poco più di mezz’ora di musica, nove episodi nei quali viene condensato un immaginario best of del gruppo di Atlanta in costante equilibrio tra canzone e soundscape, espresso ora come incrocio tra voce e chitarre (l’apertura “All the Same”) ora come capacità di mischiare le carte e rendere Cox solo un intro alla splendida melodia strumentale di “Take Care”. Ciò che viene trasmesso è un senso di sicurezza costante, i simil-ritornelli vengono gestiti a piacimento e ci si permette anche un colpo di sonno (“Leather and Wood”, e con che classe) prima della scarica indie-funk di “Snakeskin”, il capolavoro con il quale Fading Frontier reclama nuova attenzione fino alla chiusura.
Poche indie bands degli anni zero hanno mantenuto intatti carisma e sensibilità fino ad oggi: negli anni in cui la scena dream e dintorni sta operando una scrematura e selezione naturale spietata, i Deerhunter sono lì, un gradino sopra agli altri e sguardo fisso al proprio percorso, indifferenti verso il destino di chiunque altro. Mai un compromesso, mai un vero colpo a vuoto: la weird era continua indisturbata.

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Deerhunter (2015) Fading Frontier

Deerhunter

Fading Frontier

2015 • agoraphobic indie

83
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo