Low • Ones and Sixes (2015)

articolo di

Chi cerca i Low degli anni ’90, quelli minimali, costruiti sui silenzi e sulla terza dimensione del suono slow-core (ovvero la profondità), deve definitivamente arrendersi a riesumare il materiale degli inizi, procrastinato poi dalla forza di un album come Trust che aveva mantenuto calda la lingua dei seguaci pur indicando la strada di ciò che la band avrebbe poi con ogni probabilità fatto. E così è stato, puntualmente, negli ultimi 10 anni. Incluso il passaggio a vuoto a nome Drums and Guns. Low però è un marchio di fabbrica, capace di creare aspettative sempre nuove. E di conseguenza anche speranze. Ones and Sixes rappresenta la prosecuzione innaturale di The Invisible Way, ovvero non un ritorno all’intimo e ai turbamenti musicali nonostante le liriche e le intenzioni di Alan Sparhawk (che sostiene di aver capito che per migliorarsi basta affidarsi, anche in musica, nel trasferire agli ciò che ti si para davanti quotidianamente).
Quindi questo nuovo album come va collocato? La risposta è in mezzo tra una rinuncia a una scrittura che arrivi a toccare il fegato e la caccia a un nuovo e moderno formalismo che potrebbe anche essere da applaudire. Perché la creatura Low non si può dire che non cerchi di stare al passo coi tempi. Se ne esce combattuti, perché la qualità sonora è elevata ma le canzoni tendono a non decollare già che la caccia al refrain pare piuttosto chiara. Insomma, l’approccio è sempre meno marziale nel complesso. Il meglio è subito e si chiama “Gentle” (una ballata noir digitalizzata ben architettata con l’unico rischio di andare dritti nel terreno dei Soulsavers), insieme a “No Comprende”, per nulla nuova ma degna di copertine autorevoli fosse suonata dai Bad Seeds. Poi il disco cade, non scade ma diventa sgranato, poco focalizzato, e non tanto per la scena che passa a Mimi quanto per la scarsa rappresantività dei canoni proposti. Spuntano infine carezze pop che potevano essere sviluppate meglio (“What Part of Me” oppure “Kid in the Corner” che sembra arrivare dritta dall’ultimo repertorio di Yo La Tengo). Per fortuna che c’è tempo anche per gustarsi a un pezzo che coglie nel segno nella sua semplicità come “Lies” e la scura “Landslide”. Siamo oltre la stretta sufficienza, ma per tornare nel gotha serve di più. Serve forse affidarsi meno alla precisione dei volumi. Serve ritrovare forza espressiva. Qui fuori c’è chi non si è ancora arreso.

Social
Info
Low (2015) Ones and Sixes

Low

Ones and Sixes

2015 • folk core

74
/100

Archivio:

Links
Media
Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo