Wilco • Star Wars (2015)

articolo di
Wilco (2015) Star Wars

Anche quando fanno una sorpresa, i Wilco non sono una sorpresa: tutti sanno cosa aspettarsi da un nuovo disco di Tweedy e soci. Ormai hanno raggiunto un’aurea maturĭtas che non fa più notizia, se non per pochi minuti, quando all’annuncio fantastichi che le nuove canzoni saranno introspettive e in qualche modo deviate come quelle del periodo d’oro del primo lustro del nuovo secolo. E invece lo sai che non sarà così, perché indietro non si torna e perché per l’età che hanno,… c’è solo da essere felici che non siano scoppiati come quasi tutti i loro colleghi contemporanei. Stavolta, per aggiungere un po’ di spirito pop e probabilmente fatti un po’ di conti, hanno perfino deciso di regalare il nuovo album Star Wars a chiunque avesse voluto scaricarlo, sicuri che poi lo zoccolo duro di fan avrebbe acquistato comunque il formato fisico, e che tutti gli altri lo avrebbero tirato giù da Internet in ogni caso. Già solo per questo comportamento, così vividamente cosciente e maturo, Jeff e gli altri meritano tanto rispetto. Figuratevi se Pearl Jam o Radiohead farebbero una cosa simile: tsé!

Registrato al solito Loft della natia Chicago, Star Wars sarebbe una collezione di 11 pezzi del genere “attacca il jack e suona”, se non fosse per il fatto che poi i Wilco hanno in formazione gente come Glenn Kotche e Nels Cline che tanto statici non possono esserlo di natura, quindi anche quando le cose dovrebbero filare lisce come l’olio, come per esempio sono andate in Sukierae del solo (anzi dei soli) Tweedy, ecco che tutto si fa comunque stratificato, dispari e con gli accenti spostati da una parte all’altra. I Wilco non sono mai dozzinali, neanche quando fanno le cose in fretta e scelgono di regalartele come non avessero grande valore. Insomma, anche quando si parla di mancanza di effetto sorpresa, almeno coi Wilco sai che ti diverti sempre a seguire la performance dei musicisti, mai banali e mai sbrodoloni, se non altrove in studio. Anzi le canzoni sono tutte brevi e dirette al punto, tranne la spettacolare “You Satellite” che anche in futuro, in qualsiasi raccolta vogliate tentare – e miseramente fallire – dovrà esserci obbligatoriamente. Roba seria ragazzi.

Il suono fatto in casa è divertente e sonico il giusto, decisamente distante dalla pericolosa deriva dad rock di Sky Blue Sky (l’album blues della band, e forse l’unico deludente della loro carriera, magari perché arrivato a chiudere il periodo d’oro), e forse più vicino a quello di alcuni momenti più alternativi di Wilco (The Album) e di The Whole Love. Quando ci senti dentro i Television, i Feelies, il kraut rock più matematico, il folk astratto e scanzonato, un pizzico di Sonic Youth, …sai che stai ascoltando i Wilco. Sembra un po’ penalizzato il tastierista Mikael Jorgensen, che ascolti solo a tratti in “Magnetized” e “Taste the Ceiling”, e lo stesso Cline pare si limiti ad aggiungere pochi effetti ed assoli (strepitosa la sintesi in “Pickled Ginger”), ma in generale tutto quello che puoi volere da loro c’è, seppure centrifugato e rilasciato in piccole essenziali dosi.

Sicuri che su queste coordinate ci sia di meglio in giro? I Grizzly Bear magari. Quando ci si mettevano gli Okkervil River. Ma se pensate al livello di popolarità raggiunto dal nome Wilco in questi anni, e di riflesso a quanto siano ancora così, con i piedi per terra a divertirsi suonando da una parte all’altra del pianeta, pure senza i grandi investimenti in marketing e comunicazione che altri loro coetanei hanno costantemente alle spalle ad ogni uscita, non vi sentite di ammettere che una band migliore di questa al momento non c’è?

 

Social
Info
Wilco (2015) Star Wars

Wilco

Star Wars

2015 • wilco

79
/100

Archivio:

Links
Media
Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo