Waxahatchee • Ivy Tripp (2015)

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Il progetto di Katie Crutchfield dall’Alabama cambia tinta passando dal sale ceruleo al verde dell’edera, ma l’umore generale rimane lo stesso: Ivy Tripp, il suo nuovo LP, è un seducente ritorno. Dolci melodie naïve allacciate tra loro da progressioni di chitarra, come nel disco precedente, scortate da un leggero marcarsi di campanelli e synth mai indiscreti. Le percussioni rimangono per lunghissimi tratti vaghe, quasi misteriose, e forse, per la natura delle composizioni, è meglio così. Katie non si è certamente allontanata molto dai percorsi a lei familiari, e sebbene fosse legittimo aspettarsi qualche rischio in più da parte sua, la formula trovata funziona alla grande: il disco scorre via che è una meraviglia. Un conciso romanticismo porta alla mente gli affetti adolescenziali e culla tra i ricordi in compagnia di un pizzico di malinconia. Non siamo certo davanti alla svolta della musica cantautorale contemporanea, ma accontentiamoci di questo nuovo mazzo di gran belle canzoni. Potranno intrattenere nei pomeriggi primaverili.

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Waxahatchee (2015) Ivy Tripp

Waxahatchee

Ivy Tripp

2015 • folk rock

74
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo