Puscifer • Conditions of My Parole (2011)

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I lettori affezionati del Panopticon sanno bene chi è Maynard James Keenan, poliedrico personaggio di riferimento del rock alternativo americano degli ultimi venti anni, voce e mente poetica dei Tool e degli A Perfect Circle. Nel 2007 prende vita anche il progetto Puscifer, pseudonimo usato da Keenan quando vuol dare sfogo alla sua anima più faceta, per ammazzare il tempo fra le eterne pause compositive che affliggono la band principale, i Tool. Conditions of my Parole è il seguito su formato full lenght del debutto V Is for Vagina, album del 2007, fatto di pezzi dal contenuto altamente ironico e satirico (corredato anche da un reparto visivo e merchandise curatissimi), ma che non convincevano fino in fondo dal punto di vista musicale, in quanto troppo disomogenei e spesso fuori fuoco negli arrangiamenti e nelle melodie che penalizzavano la caparbia ugula di Keenan. Nel frattempo l’artista si è definitivamente trasferito dalla California alle valli dell’Arizona per curare a tempo quasi pieno la sua attività di viticoltore, dove fra un disco di remix e qualche EP (anche di ottima fattura), le varie sortite in tour con le altre band, è riuscito a trovare il tempo per registrare queste dodici tracce. Nascono così, fra una vendemmia verde alle viti e un sorso di cabernet franc gustato insieme ad amici e collaboratori passati per caso o quasi, pezzi che appaiono diversi dal gusto grottesco e kitsch del precendente full lenght (nonostante l’artwork di copertina di quest’ultimo…). Esemplare è la titletrack, un alternative country azzeccatissimo e dal sapore disinvolto, o “Green Valley”, una pregevole ballata dal sound profondamente americano, dal quale traspare tutto il sapore bucolico, romantico e impulsivo con il quale sono state composte anche le altre tracce. Non si tratta però del disco country di Keenan, sia chiaro. A ricordarcelo ecco “Horizons”, “Monsoons” (superlativa) o “Tiny Monsters”, intrise di un beat magari un po’ naïf e poco raffinato, ma accattivanti e cospiratrici. Le parti più deboli le riscontriamo nei brani che ricordano più V Is for Vagina (“Toma” e “Man Overboard”), sia per il gioco e l’ironia che per l’arrangiamento, troppo pacchiano a tratti. Con “The Rapture” e “Tiny Monsters” affiorano le reminescenze di un sound che fa parte del bagaglio artistico di Keenan, quello che ha reso famoso su scala mondiale gli A Perfect Circle. Il tutto viene miscelato in un pasticheche dà fiato alle molteplici voci che compongono l’animo artistico del protagonista, con il pregio di non perdere mai il fuoco, risultando anzi omogeneo nella diversità. Nonostante la leggerezza che traspira dal lavoro, si percepisce una profondità lirica che va a braccetto con la solita tagliente ironia, caratteristica che da sempre accompagna i lavori di Keenan (leggere i testi per credere). Se consideriamo che il tutto è stato scritto, registrato e arrangiato nel giro di quattro mesi scarsi, possiamo sicuramente sentirci di promuovere il lavoro e consigliarne l’ascolto anche a chi non conosce l’universo di Maynard James Keenan.
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Puscifer (2011) Conditions of My Parole

Puscifer

Conditions of My Parole

2011 • american alternative rock

74
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo