The Wytches • Annabel Dream Reader (2014)

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The Wytches (2014) Annabel Dream Reader

“Io ho trentanove anni. Lo so che ne dimostro ottanta ma non li ho. Un giorno mi sono svegliato così, come se fosse invecchiato di quarant’anni durante la notte. Non ho idea di perché, so solo che è successo. Da quel giorno sto aspettando una risposta sul perché. Ho immaginato che chi sa, Dio mi stava mandando una specie di segnale, qualcosa del genere, o quello che era successo faceva parte di un richiamo più grande, che significava che della mia vita dovevo fare qualcosa di più che bere ed elemosinare qualche moneta”. 

Un disastro. Mi sono svegliato con Annabel Dream Reader. The Wytches. Ma che roba è? Mi sento un giovanotto come loro. Non la cercavo più da tempo quella sensazione. Non saranno magari proprio quarant’anni in una notte, ma venti buoni sì.
Doppio disastro. Sono costretto a tornare un adolescente che vuole scoprire il mondo, arrabbiarsi col mondo, godersi il mondo. Ascoltare suoni che hanno smosso una generazione. Il rock era morto. Eppure oggi non è neppure ancora sepolto. C’è un’aria strana in giro, anche se tutto è cambiato, il consumo è cambiato, le possibilità sono cambiate. Vale tutto. Tutti possono potenzialmente fare quasi tutto. 
Triplo disastro. E’ come se avessero congegnato una diavoleria, non ci sarebbe da crederci, non è roba che viene né da Hollywood né dalla Silicon Valley. Il faccino di un novello Billy Corgan che affila le armi come Kurt Cobain. Materiale gentile e straziato dentro canoni che ormai sono noti. Embè? Qualcosa in contrario? Sono pure un trio. Power trio. Power-surf-punk trio. L’ultimo nato del rock quando arrivò il segnale. Rock malato. Nel 2014 ritrovarlo credibile, decifrarlo, fa un certo effetto.
Quadruplo disastro. Le canzoni. Come un Bleach senza ancora Nevermind. Come Gish senza ancora le major in mezzo ai piedi. Come “Burn Out to Bruise” e un riff sonico e una batteria in 4/4 e un fanciullo con un’ugola in stato di grazia. Come “Fragile Male” che ha l’incedere brillante che diventa frastagliato, che commuove per quanto è semplice e tagliente. Come “Gravedweller” che va controtempo come ai bei tempi, che è squadrata e sincopata, che urla a squarciagola. Come “Part Time Model” che svela la provenienza dei tre, che si dice stiano incendiando i palchi, che non è né Seattle né Chicago né Catanzaro. Come “Robe for Juda” che cavalca l’onda e implode. Tutto, quasi tutto, con una leva tremolo e amplificatori a palla. E basta.

PS. La citazione iniziale è tratta da un romanzo di James Frey, autore “inesorabile, coinvolgente” (cit.). Il romanzo si intitola “Buongiorno, Los Angeles”. E pensare che qui, con l’esordio di questi Wytches, siamo soltanto per il momento sulla superstrada un po’ squassata che porta da Northampton a Brixton, UK.

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The Wytches (2014) Annabel Dream Reader

The Wytches

Annabel Dream Reader

2014 • rock disease

84
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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo