Tweedy • Sukierae (2014)

articolo di
Tweedy (2014) Sukierae

All’annuncio di un’uscita solista firmata Tweedy la suggestione è stata notevole, così come la curiosità di ascoltare uno dei migliori songwriter di almeno un paio di generazioni al sicuro da pressioni e aspettative che il nome Wilco avrebbe portato con sè. A rendere il tutto speciale è la presenza del figlio Spencer alla batteria, e il fatto che questa release è davvero un affare di famiglia, quindi di cuore: il titolo Sukierae è una piccola dedica alla moglie e alla sua battaglia contro il male più grande della nostra epoca, quindi un simbolo di unità da non lasciare inosservato nel giudizio dell’opera.

Curiosità, si diceva, ma anche leggero disorientamento di fronte al formato del doppio album, così spesso pericoloso per i più, ma non per (i) Tweedy: venti canzoni, qualitativamente tutte impeccabili, così come non sempre dotate di quel qualcosa in più capace di elevarne la semplicità a disarmante bellezza. Anzi, maggiore la profondità nell’interpretazione, maggiore la sensazione che non sia solo un divertissement. È il più classico dei lavori solisti, quello che scopre le fondamenta su cui lavora la band madre e si rivolge a chi Jeff lo conosce già molto bene, a chi quel posto per le sue nuove canzoni lo ha già liberato da parecchio tempo: al di là del voto che pure non è altissimo, Sukierae appare sin da subito come qualcosa che non può e non deve mancare nella collezione di chi ha seguito passo dopo passo il percorso dei Wilco. Non è un episodio minore, è solo una versione più spoglia, essenziale e meno arrangiata. Non ci sono Nels Cline o Glenn Kotche (autentici prodigi dei loro rispettivi strumenti), né l’accompagnamento degli scudieri più fidati come John Stirratt a qualificare il suono. Suona (quasi) tutto Jeff, con Spencer alla batteria e l’intervento di Scott McCaughey (R.E.M., Minus 5) al piano. Qualche coretto femminile, e il piatto è in tavola.

L’iniziale dichiarazione di intenti di “Please Don’t Let Me Be So Understood” è uno scherzo e un rimando ad esordi punk rock mai pubblicati, ma il disco guarda spesso ad atmosfere più rilassate, ideali per un artista che ha scritto le migliori canzoni con gli accordi più semplici e poi ha lasciato ai grandi musicisti che ha avuto attorno il loro condimento: ecco allora risultare familiari le chiare melodie di “Summer Noon”, la rassicurante “Flowering” e l’apice sommesso di “Nobody Dies Anymore”, tutti marchi di fabbrica, dimostrazioni di onestà e coerenza con quello che Jeff è diventato negli anni. 

Un’uscita che semina tanto, spargendo qua e là diversi momenti destinati a un probabile ripescaggio: pur non aggiungendo molto al suo catalogo in termini di mera innovazione, l’autore di “Misunderstood” ha portato alla luce un album totalmente personale in cui sono ormai rimasti pochi i demoni da esorcizzare: ci troviamo anzi nella situazione opposta, che vede un vissuto padre di famiglia diventare certezza e aiuto fondamentale per chi lo ascolta e gli sta intorno, e lo vedrà invecchiare.

Di lui ormai ci si può fidare. Venti canzoni, ci ha donato altre venti canzoni.

Social
Info
Tweedy (2014) Sukierae

Tweedy

Sukierae

2014 • dad and son rock

74
/100

Archivio:

Links
Media
Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo