Death from Above 1979 • The Physical World (2014)

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Death from Above 1979 (2014) The Physical World

The story never ends as long as we have blood and guts.

C’è tutta una quantità di musica che vive (o sopravvive) grazie a fronzoli e orpelli vari, dettagli non necessari che ne fanno l’unico valore, quando, se si va invece in cerca della sostanza, della pura e fisica materialità, resta poco e niente. Ecco: ora capovolgiamo la situazione. Iniziamo a capirci.
Musicalmente, i Death From Above 1979 sono un niente: basso distorto, batterista cantante (una di quelle cose che vedi raramente) e giusto qualche synth qua e là per dare un po’ di sfumature. Sono del tutto esposti e vulnerabili, e per questo hanno bisogno di una sola e semplicissima cosa per funzionare: i pezzi. I maledettissimi pezzi. Groove accattivanti. Beat spaccaossa. Niente di più, niente di meno. E nonostante siano passati ben dieci anni dall’acclamato You Are a Woman, I’m a Machine, i DFA1979 i numeri ce li hanno ancora, e alla grande: c’hanno i pezzi. Tutto qui. Potrete disprezzarli per la loro sfacciataggine, rifiutarli perché di sicuro non hanno un sound colto, sono quello che sono e nessuno vi obbliga a farveli stare simpatici: ma questi 35 minuti di dance punk ti entrano dentro in un attimo, e ti fanno muovere, irrimediabilmente, contro la tua volontà, e per un motivo molto semplice: sono canzoni belle. Fa quasi ridere dirlo così, ma è così che va detto. Semplici, efficaci, violente. Uno cosa può volere di più?

E se la potenza e l’irriverenza sono le stesse dell’esordio, di cui le prime tre tracce sono degna continuazione, c’è anche qualche novità saggiamente diluita nei pezzi seguenti, e in generale nell’alchimia dell’album tutto. Sentirete dei rallentamenti, dei quasi mid tempo non proprio caratteristici del duo (“White Is Red” caso eclatante), e anzi che potrebbero avvicinarsi a un pop rock di stampo comunque virulento. Oltre a qualche coretto forse un po’ troppo acuto (?). Non fraintendete: la materia è sempre quella. E il bello è che come la rigirano la rigirano, resta sempre dannatamente piacevole. E non annoia. E ti tiene lì.

Insomma un disco compatto e maturo, non ha l’essenzialità scorticante del predecessore ma certamente può vantare una serie di soluzioni più studiate, che comunque non finiscono per risultare stucchevoli: i proboscidati signori Keeler e Grainger sanno qual è la loro forza; e se band come gli XX fanno del minimalismo il loro cavallo di battaglia, i DFA1979 ne fanno piuttosto il loro carro armato insolente e depravato, che va avanti come in un pacchianissimo film low budget travolgendo ogni cosa (uomini, bestie e gli ultimi QOTSA) e sul quale hai una gran voglia di salire, per metterti a ballare a suon di esplosioni, in barba a tutto e tutti, senza pudore e senza ritegno.

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Death from Above 1979 (2014) The Physical World

Death from Above 1979

The Physical World

2014 • dance punk rock

80
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo