Lana Del Rey • Ultraviolence (2014)

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Lana Del Rey (2014) Ultraviolence

Forse sotto uno spesso strato di silicone e dietro al lavoro di tanti produttori e ghostwriter si trova ancora la naïve singer(/songwriter?) di nome Elizabeth Grant, ma in che percentuale nessuno può saperlo. C’è chi dice intorno all’1%, c’è chi invece – amante delle favole – crede ancora nella sua genuinità. Se fate parte di quest’ultimi, ci dispiace darvi una brutta notizia ma qui, a partire proprio dal nome “Lana del Rey” di autentico c’è ben poco. Ultraviolence è un disco messo in piedi a tavolino esattamente come il precedente, ma le differenze e la qualità del prodotto sono sostanziali. Il personaggio si fa più delineato, più preciso e più concreto, le canzoni più monocromatiche ma più solide e il filo logico seppur costruito e innaturale ha un senso compiuto adesso: chi ha lavorato dietro questo album stiate certi che sa il fatto suo.
Dello scorso lavoro purtroppo mancano i pezzi sensazionali come “Video Games” che fecero gridare molti al miracolo ma anche qui dentro le chicche non mancano e canzoni come “West Coast” o “Shades of Cool” finirete per sentirle/ascoltarle sicuramente più di una volta. Volenti o nolenti.
Il fuoco del discorso pur mantenendo il caratteristico gusto vintage sembra essersi spostato più verso un sound late sixties per alcune cose, con attenzione si riesce addirittura a percepire un leggero eco dei Velvet Underground, ma forse adesso stiamo esagerando. Fatto sta che, prima che ci lasciasse, per il pezzo “Brooklyn Baby”, era pure in programma una collaborazione con Lou Reed in persona: forse non solo un caso.

Il tempo riuscirà a dire di più sul caso Lana del Rey, ma finalmente possiamo parlare di un disco e non solo di canzoni slegate: Born to Die alla fine forse non era più di una raccolta di grandi canzoni mischiate a pezzi riempitivi.

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Lana Del Rey (2014) Ultraviolence

Lana Del Rey

Ultraviolence

2014 • orchestral radio pop

73
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo