Jack White • Lazaretto (2014)

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Jack White (2014) Lazaretto

Ogni volta più pretenzioso, ogni volta in grado di stupire anche senza uscire troppo dal canovaccio per cui è già largamente noto, ogni volta sempre più attento alla produzione artistica, ogni volta spostando un pelo più avanti l’asticella dell’esperienza. Questo è Jack White, personaggio di cui si conosce già praticamente tutto eccetto ciò che lui non vuole che si conosca, il Tim Burton della proposta rock e derivati (o viceversa) del terzo millennio a stelle e strisce. Adesso ci si mette anche questo Lazaretto, conferma delle conferme, se ancora ce ne fosse bisogno, che dietro questo marchio non c’è bluff. E Lazaretto non fa che tornare ad elevare il testosterone della miscela che JW è stato capace di proporre nel tempo: Blunderbluss, l’album d’esordio come solista, viene ulteriormente tritato, funkyzzato da un batterista che secca I timpani o altrimenti perfezionato nei territori di Stones (“Alone in My Home”) o Lynyrd Skynyrd (“Just One Drink”). Parlandone così però si rischia di mancare il centro del discorso: qui dentro c’è di tutto e molto è miscelato da suoni perfettamente moderni a da metriche da nuovo crossover (vedi la titletrack). E’ forse qui che White a conti fatti convince di più, quando spinge i volumi e mette le mani su chitarre e pianoforti, quando questi si alternano come giocassero di duetto, quando vibrano scanditi, quando urlano e accarezzano. In fondo, è l’anima del blues e del rhythm’n’blues, dello swing nero di New Orleans, delle interferenze dei riff di Detroit e delle nostalgie storiche di Chicago. Lazaretto tiene tutto in un solo pugno, poi la mano si apre e scopri che a livelli appena sotto il mainstream potrebbe anche essere già l’album dell’anno. D’altronde uno come Kid Rock venderebbe l’anima (se non l’ha già venduta) per andare primo nelle hit USA con un rifacimento ruffiano dell’introduttiva “Three Women” o ancora i Black Keys potrebbero riflettere su quanto si stesse meglio quando si stava peggio semplicemente ascoltando la strumentale eppure contagiosa “High Speed Stepper”. Fermiamoci qui, sulle note poi del massimo espressivo di “That Black Bat Licorice”, e ragioniamoci bene: questa è modernità, non modernariato, anche se molto probabilmente l’abbiamo già ascoltato, comprese le varianti country-folk che emergono a più riprese. Anyway, this is the Jack White Experience!

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Jack White (2014) Lazaretto

Jack White

Lazaretto

2014 • millennium blues rock

78
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo