Swans • To Be Kind (2014)

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Swans (2014) To Be Kind

La recensione di un disco degli Swans, anche a un paio di mesi dall’uscita, risulta in ogni caso incompiuta. Se ci si accontenta, si può provare a tratteggiarne l’atmosfera generale e qualche scelta di discontinuità, forse qualche verso più incisivo, ma non è umanamente possibile rinvenire da tutte le crepe di album come To Be Kind, ovvero il nuovo ritorno del genio tenebroso di Michael Gira, che pure nel sito della Young God prova a spiegarteli i suoi lavori. Niente, non pretendete di dominare questa musica. Non da subito perlomeno. Quindi il voto è solo una stima provvisoria, una quotazione preventiva di quello che può essere il valore di un’opera troppo chiaramente complicata per essere sottoposta al trattamento recensione da blog o track by track del fanatico di turno. Tanto non se viene a capo: lasciate perdere o voi che vi avvicinate. Abbandonatevi al suo Maelström piuttosto!

Agli Swans va dato atto di essere stati l’unica possibile sponda per chi – inguaribile nichilista affascinato dall’introspezione e dal gusto del tetro nel rock – è rimasto senza rifornimenti da band come i Tool che non pubblicano niente dal 2006, dagli ISIS che si sono sciolti proprio quando sembravano rimasti l’unica certezza, e dai Neurosis che ormai hanno i capelli bianchi anche nelle parti intime. Fan di queste band e delusi di altri attori come Reznor e Justin Broadrick si ritrovano tutti assieme in questi giorni ad ascoltare To Be Kind, divenendo parte di un contro-evento involontario che rimette nella stessa condizione un insieme di ascoltatori che in epoca pre-Facebook dominava le discussioni nei forum e nei blog. Quella generazione ormai disgregata dai social media soprattutto, ma anche dal dover fronteggiare la vita reale nel post-29 anni (“saturn ascends”, “midlife crisis”, eccetera eh?), ha negli Swans uno dei pochi nomi a cui aggrapparsi, se non l’unico. A Michael Gira va proprio riconosciuto di aver fiutato il momento giusto per tornare in gioco, e a fronte di due album in ogni caso indubbiamente sinceri che spazzavano via i dubbi sulla reale necessità della reunion, di meritare la massima esposizione possibile per questo nuovo malatissimo capitolo della saga, in cui riesce pure a ingraziarsi le doti (vocali) di Annie Clark, aka St.Vincent, reginetta indie degli ultimi tempi. Un’unione più simbolica che di puro contenuto, ma che riflette il significante sempre più trasversale che portano gli Swans, in tempi peccaminosi come questi per la musica pop rock.

To Be Kind prosegue il viaggio iniziato con The Seer, ma riesce a distaccarsene già dal primo ascolto: è un disco ancor più assurdo e deviato, forse perfino esagerato, certo rivolto a chi ha seguito la vicenda, almeno nell’ultimo periodo, nonché a chi l’ha finanziato acquistando il live Not Here / Not Now direttamente dalla band. Comincia in medias res, come la nuova stagione di una serie tv, o il nuovo tomo di una storia i cui personaggi vanno e vengono (a proposito, c’è anche il ritorno di Bill Rieflin, che negli ultimi anni era stato con un gruppo chiamato R.E.M.), ma che ruotano intorno a Gira, il santone illuminato o la grande bestia, a seconda dei punti di vista.

I brani si estendono ulteriormente, e un po’ come accade ai concerti, si crea una sorta di effetto Ummagumma 2.0, ovvero una psichedelia fuori dagli schemi della canzone, lenta nell’avanzare verso una qualsiasi soluzione, comunque già oltre il culmine della poetica della stessa band. Se The Seer è stato il traguardo di un percorso iniziato nei profondi anni ’80, qui siamo al di là della linea di arrivo. To Be Kind è ciò che c’è dopo il compimento dell’Opera, quando l’obiettivo è stato raggiunto e si resta senza coordinate, con una bussola che non indica più alcuna direzione. Un disordine misterioso da battello ebbro come raccontato dal Conte di Lautréamont, o da deriva della Zattera della Medusa, e che rimanda anche all’ipnosi magica di Cuore di Tenebra di Joseph Conrad. A qualcuno potrà fare ancor più paura tutto questo errare senza pilota, perché se dopo aver raggiunto l’obiettivo, ci si sente così disorientati, l’unica soluzione è lasciarsi andare al destino. Non c’è più una scala verso Dio (“ladder to God!”), solo un nichilismo sonico senza direzione, a cui puoi solo abbandonarti sperando che porti a una gioia finale, facendo attenzione alle spine. Capolavoro.

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Swans (2014) To Be Kind

Swans

To Be Kind

2014 • apocalyptic folk

88
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo