St. Vincent • St. Vincent (2014)

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St.Vincent (2014) St.Vincent

Dopo i tre album totalmente a suo nome, la si poteva ragionevolmente ritenere ormai affermata, sia nello stile che nel bacino di pubblico raggiunto, tanto che all’annuncio del nuovo lavoro in molti abbiamo pensato fosse il caso di rimettersi in allenamento in prospettiva della solita quantità di riff e strutture particolari a cui la persona che ora vediamo su un piedistallo ci ha abituato.
Quello che non si sarebbe potuto prevedere, però, era la decisione di Annie Clark di prendere il suo personalissimo stile e portarlo a compimento, incastrandosi in strutture più definite, quadrate, semplicemente pop, aprendo orizzonti inediti e inattesi.
Il micidiale singolo “Birth in Reverse” parla il linguaggio e i colori di tutto il resto del disco: il bianco e il rosa delle melodie, ora protagoniste, uniti al nero di basso e synth scolpiti insieme a beat mai così marcati, ma soprattutto una sicurezza estrema nel cantato con frequenti flessioni, respiri e un compiacimento generale che si avverte e dona a musica e artista un nuovo carattere, fortemente sensuale (non che prima non lo fosse… basti pensare a quanto hanno fatto discutere i versi di “Surgeon”, dall’album precedente). Che decida di sospendersi in aria (“Prince Johnny”), di radere al suolo in un colpo solo colleghi maschi e femmine (“Huey Newton” e la sua spaccatura nel mezzo), o di buttarla su soluzioni più ritmiche (“Digital Witness”), la qualità sarà sempre clamorosa grazie anche al ruolo non più in primo piano del suo stile chitarristico, stavolta messo al servizio della scrittura, abbellendo strutture già vincenti: forse questa la mossa più scaltra della Clark.

Si può dire che ha fatto tutto da sola: una nuova immagine azzardata, possibile solo con la convinzione di aver creato qualcosa di importante, ma anche un punto d’arrivo: St. Vincent smette di essere una semplice realtà di talento, magari solo passeggero, e dimostra invece di aver raggiunto l’equilibrio di tutti gli elementi della sua musica pubblicando il più classico degli album della maturità, quello formidabile che spalanca le porte delle serie maggiori e la porta sul trono di nuova diva indie: una condizione da mantenere, un regno appena nato da consolidare. Annie è una delle regine del rock alternativo attuale, questa è la sentenza.

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2014 • indie art rock

87
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo