Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra • Fuck Off Get Free We Pour Light on Everything (2014)

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Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra (2014) Fuck Off Get Free We Pour Light on Everything

La montagna che partorisce una montagna. L’apocalisse che è dietro l’angolo. L’ansia che preme sugli uomini. Il suono urbano ma novecentesco contro la spirale della globalizzazione. La musica punk declinata a folk che sapevi che c’era ma che in fondo, così compiutamente, nessuno aveva mai ascoltato. Il Canada. La culla. La cura che non c’è. La devastazione dei sensi tradizionali di estrazione rock messi a repentaglio ogni volta parte un pezzo che vale da solo un album e poi, con lo scorrere del tempo, la normalizzazione, la familiarità, fino alla cantilena. C’è qualcosa di perfetto nell’imperfezione studiata a tavolino che pervade il settimo lavoro della costola diventata uomo, emanazione di Efrim Menuck (un Frank Zappa postmoderno), che porta oggi il nome completo di Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra e che da sempre è stata guardata in ottica Goodspeed You Black Emperor!: qualcosa che non si spiega sempre con l’arte della parola, così dannatamente semplice e così indecifrabile. Verrebbe a dire: un punto d’arrivo, l’ultimo pezzo del puzzle, quello che dà forma a tutto il resto e mette in pace con se stessi per senso di compiutezza. Fuck Off Get Free We Pour Light on Everything, dategli il significato che volete, è questa cosa qui. Analogico e fatuo, straziato ed evoluto, candidato dritto alle top chart a 2014 con un mese di febbraio che non sai ancora se sia bisestile o meno. Una colonna portante con diversi capisaldi, radici un po’ ovunque, a partire dal pezzo che gli Arcade Fire non sarebbero più in grado di scrivere neppure tornando nell’ispirata sala dell’Hotel2Tango (ci sono passati anche Vic Chesnutt e Wolf Parade) dove appunto è stata incisa: un crescendo, anche romantico, la voce disperata, l’amore che non è mai abbastanza, quel retrogusto di insoddisfazione, i cori, gli archi, il folklore del nuovo millennio. “What We Loved Was not Enough”. Pur messa praticamente in coda, 11 minuti che possono l’acquisto a scatola chiusa. Ma è soltanto l’inizio, anche se l’inizio va ancora oltre: si parte con “Fuck Off Get Free (for the Island of Montreal)” e si capisce che l’ensemble Mt. Zion ha un approccio intellettivo tutto suo, che alcune soluzioni polverose non avevano più motivo di esistere. Escono subito allo scoperto, con tanto di dedica al loro ombelico del mondo, mettendo in fila ritmica, compositing e find a subito un piccolo lontano tributo celtico che ritornerà. La chitarra è un latrato senza precedenti nel genere. Suona vecchia e nuova. Perché la montagna che ha partorito la montagna nel frattempo si è pure spostata. I vecchi orizzonti si fondo con i nuovi. Post-punk deviato (loro si vedono più qui che altrove), post-rock, ma anche post-folk se qualcuno non lo ha mai detto. Il manifesto sono “Austerity Blues” che vive su un mantra minimale che diventa caos, sale e scende, agitando anche una certa aria di improvvisazione. Lunga, eterna, introduzione ideale a “Take Away the Early Grave Blues”, forse la gemma di un disco claustrofobicamente frontale, che ti spara le cose in faccia (tra le brevi intro vocali, parlate, c’è anche un estratto di un’intervista rilasciata da Fred Smith degli MC5, un pezzo di assoluto repertorio, da tradurre per capire…). Conoscete i Warerboys? No? Poco male. Cercateli e immaginateli 20 anni dopo immersi dentro la furia di una sala Dischord prima maniera. Entrate dentro questo frullatore, reincarnatevi, chiedete a qualcuno di buttare la chiave. Così facendo avrete anche tempo di innamorarvi di un paio di pezzi gergalmente definiti “minori”. But-ta-re-la-chia-ve!

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Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra (2014) Fuck Off Get Free We Pour Light on Everything

Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra

Fuck Off Get Free We Pour Light on Everything

2014 • post rock (and more)

86
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo