Bill Callahan • Dream River (2013)

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Una strana calma che arriva e si ritira proprio come in quella descrizione di Montale in cui gli ossi di seppia svaniscono poco a poco tra le ondate. La ballata di “The Sing” è esattamente questo, incanalata nel letto di un fiume sognato o reale, poco importa. Un album di pause, che è insieme un elogio alla lentezza e l’incarnamento di sentimenti ancora più profondi. Solo Bill poteva riuscire in questo, perché solo un singer-songwriter poteva regalare una perla di tale bellezza. Questo è un disco che tiene compagnia e scalda il cuore, leopardianamente confinato in quell’eterno conflitto uomo-natura. Una dichiarazione musicale laconica e sensoriale, temporale e umorale, estetica ed umana al tempo stesso. Callahan cambia il respiro e l’intonazione rispetto al passato, si fa più greve e più riflessivo. Lo stesso accade nei suoi testi, commoventi e malinconici, sensuali e pieni di sentimento. Un lavoro costruito sull’esperienza interiore, sull’esigenza di trasmettere un’emozione e non arrangiato a tavolino. Flauti, violini, percussioni, chitarre; sono davvero tante le cose che si prendono uno spazio in queste otto piccole tracce di Callahan, che lascia il suo grandissimo contributo a un 2013 ricco di eventi musicali. Dopo lunghi anni di carriera forse Callahan è libero di essere romantico in santa pace, senza più pressioni di case discografiche o gusti del pubblico. Senza alcuna voglia di seguire le mode del momento o andare dietro alle nuove tecnologie musicali. Risuona – in Dream River – la potenza narrativa di un grande artista. Classico e moderno allo stesso tempo, esplicato in un brano come “Winter Road” con la consapevolezza di chi sta compiendo un complesso sguardo sul genere. Si fa presto a tirare in ballo Nick Drake, perché a differenza di alcuni suoi fratelli moderni c’è meno sperimentazione e più passione. E in fin dei conti, cosa c’è di meglio della passione? Come diceva un noto critico letterario: «La poesia sarà possibile fintanto che l’uomo sarà infelice, cioè sostanzialmente sempre». Questo si può tradurre anche in musica…

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Bill Callahan (2013) Dream River

Bill Callahan

Dream River

2013 • folk songwriter

83
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo