Chelsea Wolfe • Pain Is Beauty (2013)

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Chelsea Wolfe (2013) Pain Is Beauty

Pain is Beauty è il quarto disco in tre anni di Chelsea Wolfe. Quando si ha a che fare con artisti tanto prolifici è lecito il timore che l’entusiasmo possa affrettarne l’ispirazione, e dunque temere deludenti prove. Sorprendentemente la Wolfe non solo mantiene e affina la brillantezza dimostrata fin qui, ma riesce anche ad aprire nuove porte accennando affacci sonori su nuovi generi e dimostrandoci che le frecce del suo arco sono ancora molteplici e ben appuntite. Sempre meno stereotipo e sempre più eccezione, ci mostra un potenziale camaleontico paragonabile quasi a quello della divina PJ Harvey. Di Ἀποκάλυψις, il suo lavoro più conosciuto, rimangono le atmosfere dark, le chitarre pesanti, i riverberi enfatici, l’anima gothic folk. Altri brani sono nati ben 2 o 3 anni fa e si appoggiano su synth elettronici/industrial – canzoni pensate inizialmente per un side project assieme al bassista Ben Chisholm. Quelli di stesura più recente seguono invece la scia di Unknown Rooms: a collection of Acoustic Songs ed integrano sezioni d’archi. E poi c’è qualcosa di ancora diverso come “Destruction Makes the World Burn Brighter”, dall’inusuale spirito haunted-beach/pop. L’intero lavoro risulta frutto di una gran cura dei dettagli, compiuto in ogni suo angolo e non solo a livello musicale. I testi sono ancora una volta intensi ed evocativi, intrecciano storie d’amore, morte, bellezza e distruzione, sono intrisi di poesia e tenebra e toccati da un velo di misticismo. È bello conoscere l’ispirazione di ogni testo, come ad esempio “The Warden” che vuole immaginare un finale alternativo a 1984 di George Orwell, nel quale il protagonista invece che confessare sopporta la tortura e protegge la sua amata (“Pulled out my tongue so i can’t speak the truth/ the picture in my vision it’s the sun, it’s you”). Su tutti i brani spicca per raffinatezza “The Waves have Come”, 8 minuti in crescendo nei quali pianoforte e violini accompagnano la triste e romantica voce di Chelsea che interpreta i sentimenti di un uomo rimasto vedovo a causa dello tzunami in Giappone del 2011. Ancora una volta la natura è forte protagonista delle canzoni della musicista californiana, splendore ma anche terrore e devastazione nelle sue espressioni di forza incontrollabili; natura della quale fa parte anche l’animale essere umano con i suoi sentimenti e le sue pulsioni regolate da logiche talvolta inaccessibili. Alla fine del disco la sensazione è quella che il mondo artistico di Chelsea Wolfe sia un maestoso e imprevedibile iceberg: non sappiamo su quali correnti si lascerà navigare in futuro, ma siamo consci del fatto che sotto la superficie c’è ancora tanto da svelare.

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Chelsea Wolfe (2013) Pain Is Beauty

Chelsea Wolfe

Pain Is Beauty

2013 • dark wave

82
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo