Volcano Choir • Repave (2013)

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Bon Iver è un gruppo, ma porta nome, cognome e timbrica di Justin Vernon. Una realtà da 500.000 visualizzazioni su YouTube tanto per capire, eppure amata dai più perché sa tanto di indie folk di matrice underground, ovvero frutto del passaparola. La pianta, o meglio il seme, dell’artista del Wisconsin ha generato il Coro del Vulcano, giunto al secondo lavoro lasciando da parte l’egocentrismo (una dote in più che gli va riconosciuta) e mettendosi veramente al fianco dei conterranei Collections of Colonies of Bees (un nome che è tutto un programma e che niente ha a che vedere con i Guided by Voices). Loro, cioè i colleghi che hanno prodotto questo Repave ci hanno messo la mano dando luce e più cadenza alla scrittura del nostro: le radici si dice siano post-rock, ma verosimilmente è la chiave experimental-pop che qui viene in superficie. Una chiave che stampa un trittico iniziale memorabile come nei dischi di una volta: “Tiderays” è la lezione delle lande americane ai dispersi Elbow, un’alchimia che hanno cercato trovandola soltanto in piccoli sprazzi di una carriera in salita e che avvicina ispirazioni degne di Peter Gabriel; “Acetate” picchia gli Alt-J e Justin assembla un cantato che buca il cervello; “Comrade” è forse il capolavoro per timbrica, scenari e incedere. Poi viene il singolo “Byegone” che è Bon Iver saltato in pentola con l’ultimo Akron/Family (una ballad). Nella seconda parte dell’album qualcosa viene lasciato per strada, ma “Dancepack” e “Almanac” vanno tenute strette. Insomma un lavoro che sfiora l’8 in pagella, ma non così nuovo da meritare le cinque stelle Michelin e qualitativo quanto basta per non limitarsi all’idea di side-project. Avercene…

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Volcano Choir (2013) Repave

Volcano Choir

Repave

2013 • indie prog folk

79
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo