Jeremy Jay • Dream Diary (2011)

articolo di
L’intenzione era quella di lanciare Dream Diary appena qualche mese dopo la pubblicazione di Splash: un disco per la primavera e l’estate e un altro per l’autunno e l’inverno. Le cose sono però andate diversamente e intanto è trascorso quasi un anno; poco male, caricare gli ascoltatori con troppe canzoni, di questi tempi, si rivela facilmente controproducente. E poi diciamolo, Splash non aveva ricevuto poi così tante attenzioni e avrebbe meritato qualcosa di più, per cui attendere un po’ sperando di recuperare qualche consenso non è stata una mossa del tutto sballata, al di là di tutti quelli che potrebbero essere stati gli altri intoppi. Di questi tempi immancabile in ottica promozionale, dunque, lo streaming integrale su Soundcloud. Jeremy non si smentisce e non sposta di una virgola il concetto di fondo, Dream Diary continua ad avere le stesse caratteristiche di Splash ma torna, con un pizzico di furbizia, a buttare un occhio alla new wave soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo di tastiere che donano a pezzi come “Caught in a Whirl” la leggerezza dei Cure più pop. Tuttavia tredici canzoni sono tante se non si tratta di capolavori, e dopo aver inanellato un pezzo catchy dopo l’altro, da “Out on the Highway” a “Shayla”, l’ascolto inizia a procedere con qualche difficoltà, come se ormai il gioco fosse ormai diventato chiaro o come se semplicemente mancasse un po’ di ispirazione. Non è un caso che il disco si risvegli all’improvviso con il ritorno del tastierino pop ottantiano (“The Dream Diary Kids” che – guarda un po’ – fa ancora una volta molto David Bowie e non soltanto per questioni prettamente musicali), ma poi tutto si conclude in modo abbastanza prevedibile (“The Man on the Mountain” ce l’avrà fatta ascoltare non si sa in quante varianti negli ultimi tre album). Nulla di davvero preoccupante, almeno metà delle canzoni sono azzeccatissime e confermano Jeremy come un personaggio di gusto e stile, però a questo punto, dopo aver pubblicato praticamente un disco all’anno a partire dal 2006/2007, viene da chiedersi se il ragazzo possa davvero fare di più o se stia già dando il massimo. Continuiamo a sperare che non abbia raggiunto l’apice già con Slow Dance.
Social
Info
Jeremy Jay (2011) Dream Diary

Jeremy Jay

Dream Diary

2011 • retro pop strikes again

69
/100

Archivio:

Links
Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo