Palms • Palms (2013)

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Palms (2013) Palms

Al momento del tuttora doloroso scioglimento degli ISIS, avevamo auspicato per Aaron Turner l’avvio di un nuovo progetto più orientato verso il rock, sulla linea d’onda di In the Absence of Truth, perché credevamo che quella potesse essere la via meglio percorribile dopo anni di post core viscerale da cui prima o poi chiunque è costretto a chiamarsi fuori. Non è andata così finora: il leader maximo non ha ancora lasciato intendere cosa vuole fare da grande, e i progetti di contorno degli ultimi mesi non hanno fatto che ingrandire il punto di domanda.

Quella risposta però arriva dagli altri membri della band di Panopticon. Il batterista Aaron Harris, dopo aver assistito i Deftones (e i Tool) come tecnico del suono nel loro recente tour, è riuscito a convincere l’instancabile Chino Moreno a mettere la sua preziosa voce al servizio di 6 tracce strumentali – la più breve dura 5 minuti e 45 secondi – composte e suonate assieme a Jeff Caxide (sempre riconoscibilissimo al basso) e Bryant Clifford Meyer (tastiere e chitarra di accompagnamento negli ISIS). Ne viene fuori un disco di post rock, nobilitato da alcune melodie vincenti del buon Chino, ancora in evidente stato di grazia dopo lo splendido Koi No Yokan.

01. L’iniziale “Future Warrior” è una progressione che irrompe al verso “I know there’s something wrong” e rimanda proprio ai tempi di In the Absence of Truth. Certo, Moreno non è Turner. Ma ci credete se vi diciamo che la base musicale rimanda a quel capolavoro di “Not in Rivers But in Drops”?
02. La successiva “Patagonia” definisce ciò che ci si deve aspettare da questo LP d’esordio, ovvero un’evoluzione dell’abortito progetto Team Sleep – per chi ricorda chi furono – o una versione più completa dei primi Red Sparowes. Se queste coordinate non stimolano o se si cercano le diverse interpretazioni dell’hardcore di Deftones e ISIS… quella è la porta.
03. “Mission Sunset” è tutta da approfondire. Appare un po’ confusa nella linea melodica, e non solo in quella. A tratti ecco degli slanci vocali che sembrano ritornelli, ma non lo sono. Si tratta di sicuro della meno decifrabile del lotto, anche dopo numerosi ascolti, e a conti fatti una buona parte del giudizio finale sarà da valutare in base a questi 10 minuti. Come suoni siamo più dalle parti degli ISIS ultimo periodo, o del dopo-Oceanic comunque. Bene-benissimo il basso, come anche keyboards e batteria. La chitarra invece è monca: si sente che non c’è Mike Gallagher in questo gruppo. Infatti i presupposti per un paio di begli assoli di chitarra si creano pure qui e in momenti di altre canzoni, ma mancano in favore di tracce di tastiera e atmosfera. Ecco, se il debutto dei Palms ha un difetto evidente è questo: l’assenza delle armonie di una chitarra solista, che secondo noi avrebbero reso questo lavoro qualcosa di superiore.
04. Quando potresti storcere il naso, ecco la firma del fuoriclasse Chino. “Shortwave Radio” non è solo il pezzo più bello del disco, ma anche uno dei migliori della storia dei protagonisti, progetti principali inclusi. Il gran finale sonico è il modo migliore per uscire da una melodia che ti culla e accarezza come fecero “Digital Bath” o “Entombed”. È il compimento del progetto Palms, e sarà uno degli apici del 2013. Goodbyeeee!!!.
05. “Tropics” ricorda di nuovo i Team Sleep e il loro romanticismo pop impalcato su una base grassa e pronta ad esplodere. Si tratta di una heavy ballad in tempi di post rock, che può inquietare i più radicali di nero vestiti, o magari coinvolgere chi è finalmente sazio della scena che un tempo era capitanata dagli ISIS.
06. A fine corsa si realizza che Palms il suo perché ce l’ha eccome. C’è l’atmosfera, c’è qualche squarcio rumoroso, c’è una sobrietà di fondo che non si può non apprezzare, soprattutto in riferimento al fatto che quando si uniscono nomi più o meno grossi provenienti da realtà diverse come in questo caso, il rischio di saturazione e di smania di protagonismo è sempre dietro l’angolo e facile a manifestarsi: non è questo il caso, e la scelta di pubblicare l’album via Ipecac è un chiaro manifesto di intenti. “Antartic Handshake” parte in sordina per poi mutare fino a cambiare del tutto il ritmo, fino alla coda ambient noise. Forse il brano meno convincente del pacchetto. Diciamo che non ci piace come finisce questo disco, sembra come interrotto o incompiuto.

Dunque ISIS con Moreno al microfono oppure le melodie dei Deftones con la base degli ISIS??
Nessuna ed entrambe le due cose. Potrebbe risultare tutto molto prevedibile, ma in fondo si può parlare di esperimento riuscito: dentro e parzialmente fuori dal loro contesto originale, i protagonisti riescono ad elaborare una ricetta alternativa per un piatto finale che in fin dei conti non può andare di traverso a nessuno.

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Palms (2013) Palms

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2013 • ambience rock

78
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo