Kurt Vile • Smoke Ring for My Halo (2011)

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Applaudito da Kim Gordon e paragonato perfino a Bruce Springsteen, Kurt Vile è arrivato al quarto disco senza tutti i consensi che siamo sicuri raccoglierà nelle prossime settimane. Smoke Ring for My Halo è la sua miglior prova infatti, e certifica una volta per tutte le qualità di questo moderno cantastorie di Philadelphia. Dieci canzoni da ascoltare coi finestrini abbassati, a bassa velocità, mentre si attraversano paesaggi di campagna che più che al Boss rimandano ad un folk lo-fi rumoroso che a parte qualche momento più oscuro – vagamente riconducibile al paganesimo dei Wovenhand, come in “Runner Ups” – è diretto discendente della lezione impartita ormai quasi un decennio fa da un album chiamato Yankee Hotel Foxtrot: è quello il vero punto di riferimento, e Kurt è in grado di rievocare quelle stesse sensazioni della banda di Tweedy in pezzi onestamente stratosferici come “Society Is My Friend” o l’apripista “Jesus Fever”. Ne viene fuori un disco da viaggio senza alcun momento di stanca fra le sue pieghe catartiche, e che convince da capo a piedi per compatezza e solidità del songwriting. Potremmo citare anche i Meat Puppets, Neil Young, Jim O’Rourke, … proprio perché il merito di Kurt è quello di far coesistere tutte assieme le anime del miglior folk americano senza mai scadere nei luoghi comuni del southern. Menzione speciale anche per la Matador, che dopo gli Esben and the Witch piazza con Smoke Ring for My Halo un altro colpo forte di questo 2011.

 

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Kurt Vile (2011) Smoke Ring for My Halo

Kurt Vile

Smoke Ring for My Halo

2011 • noise folk

82
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo