Iceage • You're Nothing (2013)

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Grazie a Japandroids, Cloud Nothings, Metz e altri, il 2012 è stato un anno molto soddisfacente per il rock duro di derivazione punk. I più attenti non si erano però lasciati sfuggire l’uscita di New Brigade all’inizio del 2011, disco d’esordio dei neanche ventenni Iceage. I danesi promettevano bene e noi eravamo pronti a scommettere su un secondo album solido quanto New Brigade, se non di più. Ed ecco You’re Nothing, che non tradisce le aspettative e magari consentirà al gruppo di raggiungere la visibilità che merita, essendo per l’occasione supportato dalla Matador. Chi non li conosce non si aspetti le melodie epiche e trascinanti di Celebration Rock ma l’impeto di una band devota al lato oscuro del post punk. Non useremo tutti gli slogan di circostanza per situazioni come queste (“è un album che non fa prigionieri”, “furia hardcore punk”, “nocche insanguinate”, “deserto, flanella e sudore”… anzi no, questa no), anche perché “Morals” una volta era una canzone di Mina; piuttosto aprite le casse di birra, sciogliete i cani, date fuoco al vostro cespuglio di rose preferito… insomma fate come volete, ma createvi l’atmosfera giusta per godervelo.

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Iceage (2013) You’re Nothing

Iceage

You're Nothing

2013 • wounded punk

82
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo