Earth • Angels of Darkness, Demons of Light I (2011)

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Ogni volta che gli Earth ritornano sulle scene i loro nuovi lavori sono sempre visti con riguardoso interesse, nonostante il gruppo di Seattle, di culto tra i seguaci del drone metal, sia sempre meno votato allo stesso drone e sempre più orientato al post rock e ad un folk americano dalle tinte noir. Angels of Darkness, Demons of Light I, a cui seguirà una seconda parte probabilmente entro la fine dell’anno, esce per la Southern Lord Records e vede dietro le quinte il solito Dylan Carlson, impegnato sempre di più a ricreare una direzione univoca al proprio operato più che una ricerca di qualche nuova sonorità e sperimentazione. Il disco, infatti, è stato concepito come naturale proseguimento di The Bees Made Honey in the Lion’s Skull, almeno nei temi (ma sarebbe meglio chiamarli semplicemente immagini) che cerca di proporre. A noi, a dire il vero, tornano alla mente con più prepotenza le atmosfere iperdilatate e fosche di Hex, ed è un buon segno. Unica vera nota di colore è la presenza della violoncellista Lori Goldstone, la quale riesce e a rendere più infernali, per quanto possibile, le pesanti andature di riff e percussioni. Cinque tracce che, con alcune performance tra le migliori registrate in questi ultimi anni di Carlson come “Hell’s Winter” e “Old Black”, convergono nella title track finale, venti minuti di puro stile e maniera: lenta, ripetitiva fino all’ipnosi, narcotizzante, una chiara dimostrazione di intenti. Gli obiettivi sono stati raggiunti e tutto ciò dimostra che gli Earth non hanno ancora alcuna intenzione di passare il testimone.

 

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Earth (2011) Angels of Darkness, Demons of Light I

Earth

Angels of Darkness, Demons of Light I

2011 • post drone

74
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo