Michael Mayer • Mantasy (2012)

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Con il passo felpato tipico di una pantera, Michael Mayer si intromette nel dibattito musicale d’oggi scagliando la sua mole con impeto ed eleganza tra correnti, stili, mode e artisti che si spartiscono la preda degli ascolti e delle vendite. Per un produttore capace di creare un’opera aurea come Immer non deve essere stato difficile riscoprirsi a distanza di anni ancora in grado di dire qualcosa di interessante; il problema, piuttosto, era il come formulare una nuova espressione capace di stare al passo con le recenti rivoluzioni copernicane (Burial, Andy Stott…). Quello che Mantasy propone, dunque, è elettronica classica e, se ce lo permettete, quasi di regime, una sorta di collaborazionismo con le forme più regolari e istituzionalizzate dei beats, in un quadro di classicismo da controriforma. Tuttavia, pur in questa cornice quasi prussiana, è un piacere ascoltare tracce come “Roses” o “Voigt Kampff Test” o “Good Times”, perché ci fanno riscoprire le tradizioni più belle e genuine, quasi come lo sfogliare un vecchio libro di ricette, un cucchiaio d’argento che ci teniamo stretti per non perderci nel futuro. Un binocolo esplorativo girato per guardare dentro di noi, lontano e vicino allo stesso tempo: Mantasy.

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Michael Mayer (2012) Mantasy

Michael Mayer

Mantasy

2012 • electronica

75
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo