Flying Lotus • Cosmogramma (2010)

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Flying Lotus (2010) Cosmogramma

Con Cosmogramma, Flying Lotus raggiunge il nirvana. L’empireo in movimenti digitali cui solo pochissimi hanno saputo avvicinarsi in tre decenni di musica elettronica. Il suo terzo album equivale al suo secondo capolavoro, un disco che segna e spezza in due l’annata 2010, un’opera imperdibile non solo per gli appassionati delle magie di casa Warp. Da adesso in poi si potrà finalmente urlare al mondo intero che siamo di fronte ad un genio. Steven Ellison, questo il suo nome di nascita, è personaggio capace di fondere, permeare, distruggere e ricostruire categorie e generi differenti, per ottenere qualcosa di soltanto sfiorato in passato. Un flusso sonoro che può fregiarsi del grande merito di aver fatto convivere – una volta e per sempre – la musica d’avanguardia e la normale elettronica d’ascolto. Spargete la voce, Cosmogramma è un capolavoro.

Ideare e scrivere musica elettronica può, da alcuni punti di vista, rappresentare uno sforzo esponenzialmente più difficile rispetto a quello che si affronta per gli altri generi musicali. La minor definizione degli stili da cui partire e degli schemi melodici da seguire, insieme con la mancanza di punti di riferimento anche nella ricerca del suono più azzeccato o dell’arrangiamento più efficace, fa sì che il lavoro dell’artista alle prese con questa particolare dimensione sonora sia molto più complesso. È un continuo orientarsi al buio, lasciando il timone al proprio istinto, confidando solamente nel proprio talento.

 

Ed è per questo che pare evidente come Flying Lotus rappresenti la perfetta dimostrazione di cosa possa fare il genio se lasciato totalmente libero di inventare a suo piacimento; perché è proprio il suo saper orientarsi a tastoni fra le sue continue e strepitose intuizioni il fattore fondamentale dell’arte del Loto Volante.
Il lavoro che è riuscito a compiere, a partire da quanto depositato in passato, sovverte ogni immaginabile previsione, spostando di molto l’asticella della ricerca sonora di questa musica difficilmente catalogabile; è una ricerca iniziata da pionieri come Dabrye, il cui Two/Three è sicuramente stretto e più anziano parente del disco in questione.
Cosmogramma somiglia ad un circo, uno spettacolo fatto di ripetuti trucchi d’alta scuola e sfacciate dimostrazioni di talento; entrare in questo secondo episodio della carriera di Steven Ellison significa assistere ad una serie spaventosamente costante di vere e proprie magie. Le percussioni fatte dal suono delle palline da ping pong campionate che sostengono la struttura di “Tennis Table” sembrano il sottilissimo filo su cui l’equilibrista passeggia disinvolto; il magnifico sfiorarsi della tre linee di basso che a poco a poco si sommano in “Dance Of The Pseudo Nymph” somigliano tanto al numero del giocoliere che, a poco a poco, aggiunge oggetti da far ruotare sulla sua testa, mantenendo sempre una naturale disinvoltura, come nella traccia in questione. Nel circo di Flying Lotus, molto più elaborato e studiato rispetto a quello che già ci aveva regalato in Los Angeles, è facile perdersi. Facile quanto meraviglioso.
Notevole il passo avanti dal punto di vista compositivo rispetto a Los Angeles: entrambi i dischi sfruttano al meglio le irripetibili intuizioni sonore del Nostro seppur in modo leggermente differente. Se, nell’esordio, preminente era la linearità della composizione, volta all’esaltazione della melodia, qui, il primo obiettivo di FlyLo è quello di stupire, di esagerare ed accelerare. Più decise e frenetiche sono le basi; magnificamente personali e studiate le campionature; molto più intricate le linee dei bassi. È proprio su questo aspetto che occorre concentrarsi per ricavare le migliori soddisfazioni da questa musica; perché come nel metal tutto sta nell’intuire un buon riff, in questo tipo di elettronica la stessa incombenza la si ha nei confronti della linea di basso che si riesce a scrivere, e in questo Flying Lotus è infallibile. Basta farsi trascinare tra le curve disegnate a sostegno di “Zodiac Shit” per capire cosa intendo, o immergersi nella magia sinuosamente black che impreziosisce la successiva “Computer Face/Pure Being”. È il jazz del nuovo millennio, la musica più libera ed espressiva che nasce e si sviluppa per mezzo del canale più libero ed espressivo che esiste, la musica elettronica.
Il terzetto introduttivo è frenetico, sgraziato, quasi drum ‘n’ bass. É qui che i suoni si fanno più decisi e stridenti, aumentano i BPM e si modifica in parte l’approccio cui eravamo abituati. É solo con “Intro/A Cosmic Drama” che ritroviamo al loro posto tutti gli elementi che avevano fatto grande Los Angeles. Da segnalare il cameo di Thom Yorke in “..and the World Laughs at You” che, a bocce ferme, volendola pensare male, mi era sembrata un’operazione di sponsorizzazione reciproca fra la vecchia leggenda sempre alla ricerca di escamotages per rimanere a modo suo un leader dell’armata degli sperimentatori intelligenti e l’artista emergente alla ricerca di nomi sicuri cui far associare il proprio. Non è assolutamente così, perché l’operazione ha connotati artistici esclusivamente concepiti per l’equilibrio del disco e la voce è sfruttata e avvolta da una struttura sempre più elaborata, campionata in ogni possibile modo, loopata e distorta. Il risultato è veramente notevole, seppur, giustamente, breve. “Arkestry” e “Mmmhmm” fanno da intermezzo: un cuscino per separare le due parti del disco, dando modo all’ascoltatore di tirare il fiato e donando al tutto maggior coesione.
Ma qual è il senso generale di un disco come questo? Cosmogramma è una mera somma di frammenti sonori o è un album con una linearità compiuta? Più facile propendere per la seconda soluzione, essendo per altro facili da notare le differenze rispetto a Los Angeles, derivanti da un atteggiamento decisamente alternativo a quello dell’esordio. D’altra parte, sarebbe naturale obiettare la perfetta interscambiabilità di alcune tracce presenti nei due LP. La questione, anche se approfondita, risulta in ogni caso superflua, non avendo questo tipo di musica velleità artistico-catartico-spirituali simili a quelle di dischi di generi differenti.
Dalla irresistibile “Do the Astral Plane” alle ultime note, il disco dispensa chicche in crescendo: dagli strepitosi suoni di “Satelllliiiiiteee” alla già menzionata “Dance of the Pseudo Nymph” e passando per il vertice assoluto del disco, “Recoiled”, ovvero la combinazione definitiva di free jazz ed elettronica, la summa perfetta di suono e intuizione, quello che nel circo di Cosmogramma può essere il numero del domatore di leoni, in cui si sfida il pericolo di farsi sopraffare in ogni momento da ciò che si vuole controllare, dimostrando la maturità e il talento del primo della classe. Il terzetto finale si contrappone perfettamente a quello introduttivo, rappresentando il momento più armonioso e melodico dell’albo: una descrizione di situazioni eteree e romantiche in cui compaiono da protagonisti i violini. La chiusura con “Galaxy in Janaki” appare da subito come una delle idee più geniali mai avute da FlyLo, o l’ennesima dimostrazione dello stile che è stato capace di creare dal nulla e che solo lui, ad oggi, è in grado di sostenere.
Sforzandoci di smorzare i toni entusiastici che inevitabilmente accompagnano uscite come questa, Cosmogramma è quanto, nelle più rosee aspettative, ci si aspettava da Flying Lotus, che raggiunge, a questo punto, i gradi più alti delle gerarchie di casa Warp. Lassù nell’olimpo, di fianco agli Autechree ad Aphex Twin, Cosmogramma è l’espressione compiuta di una coscienza artistico/musicale definita e straordinaria.

 

Il collage di copertina è di Antonio Pagano
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Flying Lotus (2010) Cosmogramma

Flying Lotus

Cosmogramma

2010 • glitch hop

90
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo