The Field • The Follower (2016)

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La prigione dell’identità è la morte dell’artista e questo Axel Willner lo sa bene. Dal momento in cui ha dato inizio al suo percorso creativo il musicista svedese si è sempre mosso come un giocatore di scacchi: pochi passi calcolati ma fondamentali per tenersi in vita. Dai sample a ripetizione di From Here We Go Sublime alla rock band di Looping State of Mind ha saputo giostrarsi in maniera più o meno efficace, ma alla prima prova di verità con Cupid’s Head ha esitato: ricerca continua dell’estasi o immersione nell’oscurità? Dovendo sopravvivere, ora opta per la seconda e così riesce a finalizzare il cambiamento che da anni cercava di esprimere. I synth robotici della title track ci avvertono fin da subito che tutto è mutato, le urla metalliche del finale ci impediscono di tornare indietro. Ma freniamo gli entusiasmi e riflettiamo sul fatto che adesso non dobbiamo aspettarci dal nulla una rivoluzione dark industrial in stile Lucy: come per tanti altri colleghi, trovare l’equilibrio è centrale e con piccoli ma strategici accorgimenti il gioco è fatto. Rallentando il ritmo e semplificando o eliminando i loop The Field sposta l’obiettivo dal movimento all’atmosfera e “Soft Streams” ne è un esempio riuscito: la presa sull’ascoltatore non è più estroversa, ma vuole arrivare al nostro interno, facendosi strada con una vasta nube di voci disciolte in vapore acqueo e manifestando quindi una certa ambizione sonora (per un attimo si ha perfino la fugace visione di Tim Hecker nascosto sullo sfondo). E per chi ancora non crede alla trasformazione, “Reflecting Lights” in chiusura eleva il tutto alla dimensione cosmica, rivelando la vera destinazione del nuovo viaggio di The Field. Tuttavia cos’è che alla fine non convince? Vuoi per la perdita in qualche punto della sua eleganza, vuoi per l’ispirazione melodica non sempre impeccabile (“Monte Verità” non ci fa gridare al miracolo), la musica del DJ scandinavo ha ormai smarrito parte dell’incanto originario, suonando a volte più pratica che filosofica. Forse Axel non ci regalerà più una meraviglia come “I Have the Moon, You Have the Internet”, ma una naturale progressione della sua arte sarà sempre benvenuta.

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The Field (2016) The Follower

The Field

The Follower

2016 • the field techno

75
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo