Scuba • Claustrophobia (2015)

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Scuba è un sadico di poche parole e Claustrophobia è un album minimale e fedele al proprio titolo. È come essere rinchiusi in una stanza fatta di colonne di beat neri e pareti di vetro oscurato, un disco preciso nel suono potentemente techno e geometricamente ambient, e allo stesso tempo elusivo nella costruzione delle tracce, che sono un continuo tendere ad una deflagrazione che non avverrà. Il senso di attesa viene letteralmente assemblato pezzo dopo pezzo, ma quando arriva il momento di spaccare la vetrata e dar libero sfogo alla carica accumulata, il signor Paul Rose che fa? Ferma tutto, spazza via i cocci, ti piazza davanti una nuova lastra infrangibile e ricomincia da capo. E questo lo fa anche quando non sono i ritmi techno a dettar legge, come nel caso di “Drift”, libera di espandersi ma anche di spegnersi a piacimento. Non pago, quando l’inglese concede un ricambio d’aria c’è da preoccuparsi: se “All I Think About Is Death” potrebbe tutto sommato essere una canzone dei Knife in trip spaziale (con fantasmi al seguito), “Family Entertainment” avrebbe potuto chiamarsi “Not Enough Anxiety”. In un contesto del genere, il solo notare la presenza di un titolo come “Needle Phobia” è in grado di farti venire la tripanofobia anche se questa non rientra tra le tue condizioni mediche. Ma Paul non è poi così crudele, il finale è soddisfacente fino in fondo, prima con l’imponente “Black On Black”, che arriva fin dove alla gemella “PCP” non era stato concesso, poi con il momento di decompressione di “Transience”. In mancanza delle sempre pretese rivoluzioni sonore, delle vette di Immunity o dell’intensità dell’alieno Andy Stott, l’approccio scelto da Scuba è per lo meno in grado di regalarci un viaggio interessante, ricco di scossoni nel suo procedere verso un climax sempre inafferrabile. Tutto gli si può imputare, meno la piattezza. Giochiamo anche noi, allora. Se ne raccomanda l’ascolto, ma ci fermiamo sul 79/100. È così che funziona?

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Scuba (2015) Claustrophobia

Scuba

Claustrophobia

2015 • elusive techno

79
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo