Drake • If You're Reading This It's Too Late (2015)

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L’ultima fatica di Drake è la prova che il tempo e le esperienze si fanno sentire anche dietro a muri di turpiloquio: “The softest man in rap” non è più lo stesso, e il cambiamento è forse proprio da imputare alla sua nota sensibilità. Con questo mixtape rilasciato a sorpresa il canadese ha (finalmente?) cambiato veste e si presenta con una durezza apprezzabile solo a brevissimi tratti della sua carriera precedente. L’estrema omogeneità del risultato finale fa pensare ad un disco scritto particolarmente di getto, in linea con il singolo “0 to 100” rilasciato l’anno scorso, contraddistinto da lyrics aggressive e beat ipnotici. Il milionario che ci troviamo davanti non fa più il rubacuori come una volta ma sembra maturato in una persona estremamente normale e fragile che, esposta improvvisamente al mondo “vero” con la violenza del successo, cerca nella musica la sua valvola di sfogo. La fama e i soldi hanno preso il posto degli affetti genuini della famiglia e degli amici e si rivelano inefficaci come scudo personale, lasciando il giovanissimo rapper indifeso. Grande impatto emotivo e attacchi per tutti in queste 17 tracce in cui finalmente anche le banalità rintracciabili nei suoi lavori precedenti sono ridotte al minimo, regalando un ottimo livello qualitativo relativamente uniforme all’intero ascolto. Il fuoco si è spostato dall’aspetto esteriore del successo a quello interiore, dall’apparire all’essere, e dopo un primo impatto apparentemente deludente l’ultimo capitolo della saga Drake non potrà che conquistare l’ascoltatore con la sua sincerità indiscutibile.

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Drake (2015) If You’re Reading This It’s Too Late

Drake

If You're Reading This It's Too Late

2015 • hip hop

78
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo