Sepalcure • Sepalcure (2011)

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Sepalcure (2011) Sepalcure
Creatura bifronte, Sepalcure è l’unione perfetta di sensualità e ritmo, nelle mani del duo Machinedrum (Travis Stewart) e Braille (Praveen Sharma). Se nel mondo dell’elettronica il cosiddetto postdubstep sembra essersi molto spesso insterilito in sofismi sonori sempre uguali, in atmosfere prevedibili e in epigonismi ormai stanchi anche alla luce di risultati spesso mediocri, questo nuovo e, diciamolo subito, grande LP rimescola le carte in tavola, decisamente. Impostando un nuovo discorso musicale partendo proprio dalle basi che hanno fatto la fortuna del filone elettronico inglese degli ultimi 15 anni, Sepalcure, realtà americanissima, parte dalle proprie terre selvagge per ricolonizzare l’UK e l’Europa, in un gioco di influenze che, nel disco, trovano un’unità organica in una pluralità di stili e di livelli; di stili, è la commistione di nuovi ritmi afro-americani, soprattutto di Chicago, con un impasto -step di evidente e irruenta formazione inglese; di livelli, è la magmatica proposta di un groove fortemente danceoriented e di un intimismo dei suoni dalle sfumature più notturne e private.

Con alle spalle già due EP di assoluto livello (Love Pressure e Fleur), che il Panopticon ha seguito fin dalla nascita, e grazie a tracce estremamente interessanti come “Taking You Back” (per la compilation Back and 4th), insieme ai lavori singoli di Machinedrum (sempre suo uno dei LP più belli dell’annata, Room(s)) e di Braille (fondamentale almeno l’EP omonimo), ci aspettavamo decisamente molto dal duo americano, e non ci hanno delusi.
Fin dalla prima traccia del LP, “Me”, si ha l’idea di una profondità controllata, di un’oscurità timbrica lavorata con il bisturi del chimico dagli occhiali spessi di scuola newyorkese (l’altro da NY, FaltyDL, non a caso, nel suo operare, spesso alterna suoni d’acqua e suoni di fuoco, caldo e freddo), in una sintesi di marcata sensualità meccanica; sono i samples vocali a dirci, spesso, i vizi e le smorfie delle tracce, come in “Pencil Pimp”, singolo dancefloor oriented, un vero e proprio richiamo alle radici più nere del suono USA, con un ritmo decisamente catchy e di un sexy esotico, falsamente ingenuo. “The One” è una traccia più sudata, vissuta e rievocata nella concretezza di un ballo che si sente nel graffio del synth, retrò e demodé, quasi kitsch, ma inquadrato in un gusto postmoderno in pieno stile americano: un inno, anche qui, un po’ osè. “See Me, Feel Me”, sinistramente simile, nel titolo, ad un capitolo di uno studio economico sulla teoria della vendita dei prodotti (che infatti recita “See Me, Feel Me, Touch Me, BUY ME!”) più che alla traccia dei The Who omonima, è un brano rilassato, disteso, leggermente ruffiano, ammiccante che si spende per una durata tonda di 5.00 minuti per strisciare tra le pieghe di un beat fenormonico e galante allo stesso tempo, recitando una sensualità fra il leopardato vintage e il satin più nero. Un suono alle soglie del sessuale più diretto, quasi UK garage anni ’90, dunque, ma questo è un LP che riscatta sempre la propria diretta eroticità: qui sta la sua grandezza: tutto ricade in un laboratorio musicale di piacere dove, dietro l’apparenza sonora di un filtro d’amore lanciato dagli speakers del XXI secolo, in realtà si incarna un progetto artistico estremamente contemporaneo, concettuale. Con “Eternally Yrs”, infatti, si esemplifica perfettamente quel processo di lavorazione estremamente razionale che consiste nel gestire la materia sonora ambiguamente, offrendo, da una parte, un materiale magmatico caldo, che sembra richiamare ad un piacere del corpo, dall’altra, invece, tutto il gusto ritmico-razionale di un lavorio continuo di composizione strutturale; un processo creativo che è quello del mix, insomma, nella misura in cui le tracce sembrano mixarsi da sole, dentro se stesse e automaticamente, stratificando stili, ritmi e colori in un’espressione musicale sempre cangiante, aperta, dinamica, viva, live. “Breezin”, traccia capolavoro, preceduta dalla cafona “Yuh Nuh See”, è un passo avanti nella concezione del brano elettronico, dove al racconto di una progressione se ne sovrappone un altro, in un naufragio di singolare bellezza che non può lasciare indifferenti. Verso la fine dell’album, mentre “Hold On” sembra la canzone più lineare e meno intrigante, si propone “Carrot Man”, brano assolutamente fondamentale all’interno del LP, perché frutto di una ricerca quasi antropologica sul portato culturale dei beat, come se in una sol traccia si fossero fuse tutte le correnti interne all’album, in una danza decisamente orgiastica a suggellare il percorso di seduzione che quest’opera ci rappresenta, sulle scene di un panorama musicale che, decisamente, ne siamo certi, saprà valorizzare quella che probabilmente è, insieme al LP dei Mount Kimbie, la raccolta di brani più riuscita della Hotflush. La conclusiva “Outside” è, infine, il sipario di pregio che si chiude sullo spettacolo di una nuova musica elettronica più forte che mai, future-oriented e maledettamente attuale e provocante.

Intervista ai Sepalcure.

First of all, thanks a lot for your time. I guess this period is very busy for you, considering the album promotion and all the concerts around the world.
First question: how did you turn out to be Sepalcure? How did you come up with a duo-project?

P – We’ve been friends for around 8 years now but we’ve never really made music together seriously until Sepalcure. We originally met on the internet during the time we were first starting to both release music on Merck Records and Neo Ouija. Years later we lived together briefly in New York when Travis first moved here.

T – Yeah, after playing shows and throwing events in the city (CassetteNYC and Percussion Lab), while Praveen’s girlfriend, Sougwen, was away in Europe, we decided to use that extra free time to start a new project. It was always just for fun – not even meant to be released – until people started showing interest. Our chemistry in the studio is really what makes it possible.

– What’s the difference with what you do on your own on Braille’s or on Machinedrum’s stuff?

P – When I’m working on Braille, I’m trying to do a more straightforward house sound. I’m not as afraid of cliches or stylistic traps as long as the end goal of hyping up a party is met. With my more ambient Praveen stuff, I get in a completely different, more introverted headspace. I try and explore the opposite spectrum of sounds and emotions from Braille.

T – I tend to work the same way I do when we’re working on Sepalcure tunes. Theres no real limits to what kind of sounds I will experiment with. The main difference obviously is having someone else to share the work load and bounce ideas off of. I also know that Praveen would probably not want to make a Jungle/Juke tune so theres that haha.

– How did you compose the songs on the LP? It seems like the ideas behind the tracks are different from the ones found on the EPs, as if in every LP song you mixed two songs in one. Somehow the inner-flow of the tracks of “Sepalcure” sounds like the continuum of a mix, and this effect makes the album work really really good!

P – Thanks! We didn’t consciously try to make the songs complex – that happened naturally during arrangement. We actually feel like the LP songs are more consistent and focused than those on our last EP, Fleur. I think this is because we were in the studio together for the entire creative process for the LP and it was done in such a short time (2 weeks).

T – Yeah the proximity effect is fully in place here. Every song except for one was written within 2 weeks time so theres a large amount of consistency in sonics and arrangement.

– You are both Americans. How do you think this influenced your music? I mean, nowadays England and Berlin are the capitals of electronic music in Europe. Do you think that cities like Chicago, New York City, L.A. can stand the European “quality standards”? What do you think about the electronic panorama in the States, what would you save of nowadays productions? Which American artists or sounds inspired you mostly?

P – I’m not sure what European “quality standards” means since there’s still quite a lot of shit music coming out everywhere around the world. There’s still some of the best dance music coming out of the states in my opinion. The big difference is that the mainstream acceptance of electronic music in the states is a bit weird compared to how ingrained in the culture it is in Europe. Also – the youth isn’t able to attend the majority of underground electronic shows until they are 21 years old – much older than in Europe. That’s why you end up with really heavy, almost metal type genres so successful here – at the age of 21, kids can finally
drink and go to shows and the majority just wants to go crazy. Some American artists who are really inspiring to us these days are Kyle Hall, Distal, Salva and Background Sound. Of course the classics who inspired me to make electronic music in the first place – Juan Atkins, Jeff Mills, Derrick May, Moodyman…

T – ditto

– Which is the philosophy you put into your live mixes? I mean, how do you consider the DJing moment in your artist carrier and how do you relate with the live moment?

P – DJ Sets for me are just for the crowd to have fun and dance. When we perform, its a more intricate balance of dance, thought and sight. We are now playing alongside Sougwen Chung, who does all our artwork and visuals. She even art directed the music video for Pencil Pimp. Her visual performance while we are performing live really compliments our sound and is mapped beautifully to each song we play.

T – ditto

– We really appreciated your LP/EPs covers. Who draws them? Was he/she inspired by your music?

P – Sougwen Chung has done every piece of artwork for us. She also has a short series of live drawing videos to some of our earliest music. These were made before we even released anything. She’s now performing with us live, as our live visual component. She maps her illustrations onto 3d objects she has created and then projects this mapped onto a triptych (3 screen) setup.

T – *sigh* ditto

– How did your passion for electronic music start? Maybe some particualr record or artist changed something in your tastes/musical approach?

P – For me it was watching “The Amp” – a late night MTV show for americans which featured a lot of amazing electronic music coming out of Europe. This was in the mid / late 90s I believe. It was my first exposure to Underworld, Aphex Twin, Autechre & Squarepusher. Aphex Twin in particular really pushed me to explore the possibilities in Electronic music. That combined with the thriving NY rave scene really ignited my passion for Electronic Music.

T – Everything stemmed from Metallica for me. I was huge into Metallica and lots of other metal bands. Then I discovered Ministry and a lot of other industrial acts. This was the first time I started thinking about electronic instruments in a band setting. More and more I started gravitating toward more electronic sounds and less metal influenced industrial. This lead me to listening to Aphex Twin, Skinny Puppy, Einsturzende Neubauten and Squarepusher. When I discovered Warp records my tastes expanded in many directions and helped mold who I am today.

– Do you listen to pop/rock/indie music too? Do you listen to any particular artist nowadays?

P – We both listen to all sorts of music. I haven’t been listening to too much rock or indie lately, though I’ve always been a fan of Animal Collective, Mice Parade all the way back to Pavement. I’ve lately been getting into Elzhi’s Illmatic tribute, Elmatic.

T – I’ve been listening to Chelsea Wolfe, Old Sam Prekop records, Hella, Geneva Jacuzzi, Drake, The Dream and a whole lot of other stuff. I tend to listen to less electronic music when I’m at home because it’s all I ever hear everywhere else.

– Thanks again for your time!

 

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2011 • sepal cure

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo