Flying Lotus • You're Dead! (2014)

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Flying Lotus (2014) You’re Dead!

La vera sorpresa non è che Flying Lotus abbia fatto un altro ottimo disco. Ciò che ci affascina è la capacità, al quinto album e superati i 30 anni, di percorrere nuove vie con la naturalezza del primo giorno, inglobando ogni volta elementi diversi da includere nel marchio FlyLo senza invece fossilizzarsi su uno stile consolidato.
Non nuovo all’amore per il jazz (dimostrato fin dai tempi di Cosmogramma), Steven Ellison sceglie come fulcro per You’re Dead! il jazz degli anni ’70. Ma niente paura: deliberatamente ignorati gli sbrodolamenti fusion, Flying Lotus attinge solo al meglio delle sonorità dell’epoca, per la nostra gioia. Bitches Brew è qui più che una influenza dichiarata, con sua maestà Herbie Hancock in persona chiamato a presenziare con il suono inconfondibile del Fender Rhodes.
A chi ama apporre etichette precise, potremmo dire che You’re Dead! è un disco di jazz-rock passato in salsa hip hop, interpretato con i suoni dell’elettronica post-2000 (quella che FlyLo ha contribuito a rendere ciò che è). Ma forse in questo caso è più indicato descrivere l’album a partire dal tema centrale, dichiarato fin dal titolo: la morte. Morte intesa come approdo finale, ma soprattutto come limite ultimo della vita, come unico vero ostacolo tra noi e la realizzazione di ogni cosa.
Le prime quattro tracce ci introducono al tema musicale portante e allo spirito generale del disco, fatto di frammenti sonori che evocano immagini sfuggenti, anche a tratti disturbanti, di lotta contro la paura della morte e di serenità dopo che la si è accettata.
Con “Never Catch Me” si ha la vera partenza del nostro viaggio: un riff di pianoforte che ti si infila subito dentro, il basso di Thundercat a folle velocità, e l’ottima performance di Kendrick Lamar. Segue “Dead Man’s Tetris”, divertita collaborazione con Snoop Dogg dal sapore volutamente nigga.
Da qui in poi, il disco è un flusso continuo, si direbbe tutto in discesa se non fosse che non ci pare di mantenere sempre la stessa direzione. C’è il nu soul di “Coronus, The Terminator”, il sogno a occhi aperti di “Siren Song”, la meditazione mistica di “Moment of Hesitation” (dove basta la presenza di Hancock sullo sfondo a creare la magia)… È difficile individuare gli episodi, descrivere le singole sensazioni: come di consueto per FlyLo, i 19 brani che compongono l’album sono tutti di breve durata, e mai come prima si percepisce l’unicum che li lega tra loro. Siamo portati a procedere lungo la linea (proverbialmente sottile) che separa la vita e la morte, e sperimentiamo visioni vivide da ambo i lati. Su questo frangente, particolarmente efficace risulta la divisione delle tracce su vinile (che, anzi, sembra studiata proprio a questo scopo): si creano quattro diversi momenti a sé stanti, a loro modo autoconclusivi, che vengono assorbiti tutti d’un fiato.
Come nota conclusiva, ma tutt’altro che marginale, non possiamo non menzionare lo splendido artwork: le illustrazioni dell’artista giapponese Shintaro Kago, sia in copertina che all’interno, accompagnano alla perfezione l’ascolto e aumentano la felicità del collezionista.
You’re Dead è un’esperienza che si aggrappa forte al nostro inconscio, alla nostre sensazioni più viscerali, e che ci chiama al riascolto continuo, come se FlyLo volesse spingerci al confronto profondo con la paura della morte e della vita dopo la morte, così come lui l’ha sperimentato. E il risultato è un moderno capolavoro, da non lasciarsi scappare.

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Flying Lotus (2014) You’re Dead!

Flying Lotus

You're Dead!

2014 • digital free jazz

86
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo