Lucy • Churches Schools and Guns (2014)

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Lucy (2014) Churches Schools and Guns

Churches Schools and Guns mette senza mezzi termini distanza con la pur eccellente “techno-per-la-techno-stessa” dell’esordio Wordplay for Working Bees, una distanza attraversata con lo studio, l’esperienza e l’estro da parte di uno dei personaggi più importanti nella scena techno di questi ultimi anni, come autore non meno che come imprenditore. Il beat in 4/4, pur presente – potentissimo – non è più una costante, un mero terreno comune su cui poter intavolare un discorso comprensibile da tutti gli ascoltatori (solo intervallato, magari, a mo’ di interpunzione, da momenti ambient), ma ora strumento, ora orpello, ora pilastro portante, struttura, ora semplicemente assente. Non è un’evoluzione unicamente di Lucy, è vero. Numerosi autori, sempre più apprezzati dalla critica, stanno reinterpretando la techno in questo modo, recuperando cioè, gli allontanamenti dalle discoteche e dai rave degli anni ’90 e facendoli convivere con un modo di intendere la techno precedente alla riduzione minimale. Uno di questi autori è senza dubbio Donato Dozzy, anch’egli italiano, ormai pienamente affermato come autore techno e ambient. La sua influenza sul Lucy di Churches Schools and Guns è evidente e il suo remix di “The Illusion of Choice” al lancio del disco non è un caso: leggera, fuori dal tempo, pensosa e, nonostante sia del tutto irriconoscibile la traccia originale, perfettamente accordata al tono dell’album, anch’esso dotato di momenti notevolmente profondi come di tracce-martello devastanti. Come sempre, infatti, Luca Mortellaro ha dato prova di eccellenti intuizioni nell’arrivare a quella sintesi tanto ricercata tra cuore pop e cervello progressive, tra il ballo nel club contemporaneo e il movimento interiore, mentale o spirituale che sia. Churches Schools and Guns è a questo proposito la prova più riuscita, la messa in pratica di tutte le esperienze fatte in questi tre anni che la dividono dall’esordio. Le melodie di Banality of Evil, la techno industriale di Finnegan l’IDM del progetto Zeitgeber, la cosmicità della collaborazione con Silent Servant, tutto è condensato in una traccia o nell’altra: “Leave Us Alone” costruisce uno splendido tappeto di armonie sopra il beat lento ma inarrestabile, proseguendo, levatosi in volo, in “Human Triage”; “Follow The Leader” il cui stridore e la cui ruvidità sfociano nella meccanica metallurgica di “The Illusion of Choice”; “We Live As We Dream”, ambient d’alta quota, leggera, estatica e contemplativa, fa il paio con “Falling (feat. Emme)” che chiude l’album in stato di ipnosi profonda. Il gioco delle coppie non è un caso, né una lettura esagerata del recensore. È, anzi, uno dei sintomi della progettualità messa nella creazione del disco: lontano da una semplice autoreferenzialità techno, la soluzione della dicotomia perenne tra funzione e concetto passa anche e soprattutto, in Lucy, dai titoli e dai temi che le canzoni cercano di svolgere (come ha egli stesso affermato in un’intervista su Thump), tra illusioni di scelte, stralci di politica e psicologia (evidente interesse per Lucy: “Stanford Prison”, “Milford Experiment”, la stessa “The Self as Another” più che verlainiana parrebbe avere un’eco lacaniana), mantra e stati alterati di coscienza. È proprio questo salto teorico che rende la musica di Luca Mortellaro così interessante e sopra la media, come produttore, manager e artista, nei remix, nei singoli, nelle collaborazioni e negli LP come questo. Ora, però, si può anche ballare.

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Lucy (2014) Churches Schools and Guns

Lucy

Churches Schools and Guns

2014 • stroboscopic techno

80
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo