Beyoncé • Beyoncé (2013)

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Beyoncé (2013) Beyoncé

Esce a sorpresa il più grande spettacolo che Beyoncé abbia mai ideato, il suo album più personale, e, forse, nella sua interezza, il migliore abbia mai composto. Certo, solo un’artista con le sue possibilità finanziarie avrebbe potuto creare in segreto un album composto da videoclip così ispirati, ben prodotti e narrativi da sembrare usciti dagli anni ’90, ma l’aria di esclusività che si respira, l’idea inafferrabile del potere economico della coppia Beyoncé/Jay-z e, di conseguenza, la portata di un investimento come questo, in qualche strano modo non inficia l’esperienza dell’album. Anzi, se non altro, la rende impareggiabile, unica, un oggetto artistico di cui godere per lungo tempo. Dal punto di vista musicale l’electro-r’n’b che l’artista stessa ha portato al successo, ora è perfezionato, temperato per meglio esprimere tutte le anime del disco. Suggerimenti UK Bass, trap, e bubblegum pop, si mischiano al suo più classico retaggio r’n’b e soul e a più modaioli momenti indie pop (quelli da pubblicità di smartphone per capirci). A quest’ultimo genere è ascritta la traccia che più di ogni alta potrebbe essere il singolo apripista dell’album, “XO”: pop dolceamaro stracolmo di cori a sottolineare una malinconia condivisa. Baciamoci ora, ché il tempo è tiranno. “Mine (feat. Drake)” è l’altra traccia candidata a possibile singolo, ma è di diversa caratura: per cantare la propria lettera, la propria richiesta d’aiuto a Jezza, la voce di Beyoncé (aiutata da quella di Sampha dei SBTRKT) si posa su testi intimissimi, inseguendo i sottili intrichi tipici di entrambe le Knowles, leggeri come le vesti dello splendido video.
I veri highlights sono altri, però: “Ghost/Haunted”, con quel beat pesantissimo che guarda affascinato al feticismo inglese per le basse vibrazioni; “Blow”, divertentissimo pop rosa shocking, prodotta da Timbaland e fortunatamente ritoccata da Pharrel Williams (con evidenti mani di vernice da parte di un Justin Timberlake che se ne sta dietro le quinte in diverse altre tracce); “Flawless”, produzione trap di prim’ordine da parte di Hit-boy (una Beyoncé che risente dell’influenza dell’A$AP Mob), che remixa una canzone della stessa Knowles, “Bow Down/ I Been On”, in cui anche il significato viene rimaneggiato in chiave femminista; “Grown Woman” (relegata a bonus track per ovvi motivi di tono, visto che la qualità è superlativa), osa molto nell’esprimere piacevolissime e per nulla scontate influenze provenienti da diverse parti dell’Africa, ritoccate in modo eccellente.
Un altro aspetto interessante del disco è la costante tensione tra diversi feticismi: da una parte quello puramente scopofilo, consistente nell’osservare una delle più belle donne del mondo spogliarsi e recitare/mimare atti sessuali, dall’altra quello non meno voyeuristico dell’osservare l’estetica appagante delle problematiche sentimentali di una delle coppie più potenti e famose al mondo, come in un tabloid fatto dai migliori illustratori e fotografi al mondo, o un romanzo borghese ottocentesco. Beyoncé è al corrente di questa tensione e, anzi, ne è artefice consapevole, a giudicare dalla quantità di latex e pornografia sentimentale di cui sono infarciti i video e i testi delle sue canzoni.
Queste sono solo alcuni degli aspetti di un’opera complessa, sia dal punto di vista musicale che visuale, da cui emerge la creatività mai quieta, straripante (sono una cinquantina le canzoni composte e non inserite nel disco) di un’artista dalle grandi visioni e dalle grandi capacità: un’esperienza artistica unica che segnerà non solo questa stagione musicale, ma l’intera storia della musica r’n’b.

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2013 • r'n'beyoncé

84
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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo