Tim Hecker • Virgins (2013)

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Non stupisce che l’ultimo album di Tim Hecker sia d’ispirazione religiosa; volente o nolente, il musicista canadese è sempre stato debitore nei confronti della dimensione sacra e l’ha solo confermato quando ha iniziato a suonare in varie chiese in giro per il mondo. Ma nonostante la mancanza di novità concettuali, Virgins rappresenta a suo modo una svolta nel cammino dell’artista di Vancouver, che ha forse realizzato di aver già esplorato fino in fondo il suo universo paesaggistico, soprattutto dopo lavori di livelli acustici immensi come Harmony in Ultraviolet e An Imaginary Country. Non resta quindi che la sperimentazione sonora: il pianoforte, da semplice matita per gli schizzi usata nell’EP Dropped Pianos, diventa uno dei protagonisti principali, per generare caos incontrollato (“Prism”) o per creare loop sgangherati ma ipnotici (le due “Virginal” e “Live Room”) che rinforzano l’ambientazione ecclesiastica. Non mancano poi delle piacevoli sorprese come gli esotici strumenti a fiato di “Virginal I” e “Live Room Out”, che offrono nuove possibilità di espansione del suono di Tim Hecker, apparentemente rivitalizzato nelle sue composizioni ma forse, anche un pochino furbo. Non si può, infatti, fare a meno di sentire a volte lo zampino di Daniel Lopatin, il compagno di sedute spiritiche con il quale ha dato vita l’anno scorso all’ottimo Instrumental Tourist e dal quale prende in prestito qualche trucco, come l’uso dei già citati loop o di alcuni synth impiegati nell’opera collaborativa; un chiaro esempio di questo è “Amps, Drugs, Harmonium”. La dolce melodia di “Black Refraction” poi non può che ricordare la nostalgia pervasiva di “Replica”, dall’omonimo album di Lopatin. Ma il talento fondamentale di Hecker rimane intoccato e basta ascoltare la pietrificante “Incense at Abu Ghraib” per affermare che il maestro delle atmosfere elettroniche è sempre inarrivabile ed irreplicabile nella sua unicità. Sì, Tim Hecker è vivo e vegeto, come dimostra il beat aereo e pulsante di “Stab Variation” e si è ripreso dal pericoloso ristagno compositivo di Ravedeath, 1972. Virgins è un’eccellente conferma, tuttavia è colpevole di un piccolo difetto: quello di non poter far nulla contro un capolavoro epocale come R Plus Seven.

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Tim Hecker (2013) Virgins

Tim Hecker

Virgins

2013 • holy ambient

81
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo