Oneohtrix Point Never • R Plus Seven (2013)

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Oneohtrix Point Never (2013) R Plus Seven

Tutti noi conosciamo benissimo l’effetto che fanno alla maggioranza delle persone le mostre d’arte moderna: disorientamento totale di fronte all’apparente inesistenza di un senso. E guarda caso, è questa la reazione provocata da R Plus Seven ad alcuni ascoltatori, ma diciamoci la verità: non è che Daniel Lopatin, alias Oneohtrix Point Never, abbia mai brillato per trasparenza d’intenti prima d’ora. Basta citare la traumatica opener di Returnal “Nil Admirari”, che fa subito pensare a uno scherzo; o che dire della bizzarra “Child Soldier” in Replica? Sfido chiunque ad ammettere di non aver riso al primo ascolto. Ma, riflettendoci bene, non è questo ciò che capita a volte nei sogni? Elementi mischiati apparentemente alla rinfusa che quasi si divertono a vederci impazzire nella ricerca del loro significato. E forse si tratta anche dello stile con cui si sviluppano le tracce chiave di R Plus Seven.

Prendiamo ad esempio l’evoluzione di un pezzo come “Americans”: a primo impatto non suona molto spontanea, né tantomeno logica. In sostanza, è il susseguirsi di tre o quattro scene differenti, separate fra di loro da brevi e intense fasi di rottura, che spaccano il brano in maniera netta. In questo modo, anche una scelta compositiva dubbia come le note d’organo supersoniche di “Boring Angel” trovano il loro senso in un contesto onirico e surreale, dove un po’ tutto sembra permesso e in cui il produttore americano sembra deciso a immergersi completamente. E da una tale libertà creativa, ecco che prendono forma i mondi e i dettagli più curiosi e affascinanti che si possano ammirare in un disco sperimentale: il fervente paesaggio idilliaco della già citata seconda traccia, le voci allucinogene di “Inside World”, la città sospesa nella stratosfera di “Zebra” o la profonda meditazione zen di “Along”. Non manca poi qualche spunto alternativo, come il ritmo concitato di “Problem Areas”, piazzata strategicamente per dare una svolta all’andamento sognante dei capitoli che la precedono. L’opera infine raggiunge il suo climax nell’apocalittica e devastante “Still Life”, dove la tensione cresce lenta e inesorabile fino a quando al terzo minuto esplodono incontrollate tutte le paure interiori, forse nascoste inconsciamente fino a quel punto per evitare di affrontare uno shock simile: ma è un passaggio inevitabile per arrivare alla rivelazione, all’epifania finale. Come il viaggio psichedelico nello spazio dell’astronauta David verso la nuova dimensione spazio-temporale, per diventare il Bambino-delle-Stelle e compiere così un salto evolutivo.

R Plus Seven è quindi un capolavoro principalmente per l’immenso patrimonio immaginifico esibito, supportato da una varietà sterminata di suoni di una qualità sconcertante, che spaziano dalle voci liriche a vibrazioni provenienti da altri pianeti fino all’impiego di pianoforte e sassofono. E proprio per questi motivi non è fuori di testa dire che Daniel ha realizzato una metamorfosi paragonabile a quella di David Bowman, se consideriamo la sua discografia passata: possiamo solo concordare con la descrizione della Warp, che aveva definito l’album come una major departure dai loop ossessivi di Replica e il drone alieno di Returnal. In un 2013 che continua a lasciarci basiti, Oneohtrix Point Never ha davvero raggiunto un livello superiore, componendo quello che diventerà nei mesi a venire un punto di riferimento per l’elettronica d’avanguardia che, a costo di confondere molti appassionati, tenterà sempre e comunque di spingere i confini della comprensione un po’ oltre.

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Oneohtrix Point Never (2013) R Plus Seven

Oneohtrix Point Never

R Plus Seven

2013 • freudian ambient

86
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo