Autechre • EPs 1992 - 2002 (2011)

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Sean Booth e Rob Brown, al secolo sotto le criptiche spoglie dell’alias Autechre, hanno senza mezzi termini inventato e distrutto ogni tipo di lettura della musica elettronica nel corso di 20 anni di carriera. Cominciano a battere le dita sui campionatori alla fine degli anni ’80, appena adolescenti e membri di crew delle strade di Manchester. Appassionati di hip hop, breakdance e biciclette BMX, nel 1992 sono reclutati dalla Warp, e insieme a gente del calibro di Aphex Twin, Seefeel e Boards of Canada costruiscono quello che sarà il nocciolo duro dell’etichetta di Sheffield nel suo primo decennio di vita, e di un intero movimento, quello della Intelligent Dance Music. La Warp decide di ristampare in un cofanetto minimalista e nerissimo (ad opera degli onnipresenti Designers Republic) gli 11 EP pubblicati tra il ’92 e il 2002, ad oggi difficilmente reperibili se non su mercatini Ebay o Discogs. I 5 dischi, presentati in coerente ordine cronologico, forniscono quindi una chiara fotografia della metamorfosi intrapresa dai due Autechre in questi 10 anni, a cominciare dalle prime sferragliate acide di Cavity Job, da loro stessi autoprodotto, che con le sue contaminazioni di drum’n’bass e techno faranno scuola nell’intera scena musicale UK dei primi anni ’90. L’ingresso nella scuderia Warp vede l’uscita del celebre Basscad EP, l’unico in cui figureranno remix: l’immediata hit “Basscadet” dell’esordio Incunabula viene qui rivista da Seefeel, Beaumont Hannant e dagli stessi Booth e Brown che dilatano e accentuano la componente ambientale di chiaro rimando ai lavori solisti di un certo Brian Eno, mescolandola con un elettronica permanentemente sospesa tra accelerazioni e distorsioni subacque; forte sarà l’impatto sul successivo LP Amber, forse il più introspettivo e malinconico album dell’intera discografia, tra echi di galassie disperse e musica classica moderna rivista al tavolo di vivisezione dei due chirurghi. Seguono ben 3 EP datati 1995 (Anti, Garbage e Anvil Vapre), anno in cui verrà pubblicato anche il mastodontico e claustrofobico Tri Repetae, ovvero l’album dalla elevata matrice industriale, che porterà i nostri ad elevarsi ad uno status di icone nel panorama mondiale dell’elettronica, tanto da convincere un certo Trent Reznor a pubblicare per la sua Nothing Records le Peel Sessions, live di 3 tracce registrato durante il noto programma di John Peel, riuscendo ad affascinare lo stesso presentatore radiofonico così tanto da essere una delle poche band ad essere poi richiamata per una seconda esibizione (registrata nel ’97 e ugualmente compresa in questa riedizione, ovvero le Peel Session 2). Una menzione particolare va per il sopracitato Anti: è l’unico disco creato ad hoc nella vasta e labirintica discografia Autechre, in quanto pubblicato come protesta contro la Criminal Justice Act, legge anti-rave che vietava musica con struttura ripetiva in Inghilterra, aggirata programmando una struttura shuffle al beat di “Flutter”. “Envane” fa un fugace ritorno alle prime passioni per l’hip hop, le strutture tornano ad essere meno acide e distorte, direzione che viene mantenuta parzialmente anche in Cichlisuite (rilasciato come il precedente nel 1997), che contiene 5 riletture del brano “Cichli” da “Chiastic Slide”, anche se di remix qui, proprio non si può parlare. EP7 rilasciato un anno dopo LP5 contrappone e unisce tra loro tutti gli stili fino a quel momento analizzati dalla coppia BoothBrown; difficile etichettare un genere che prevalga sull’altro, il mondo in cui si ritrovano i due sembra sempre più lontano e alieno, ispirazione che forse trova nuova linfa vitale dalla decisione di non spostarsi verso la più standardizzata Londra, ma di rimanere nella periferia della loro Manchester. Il nuovo millennio vede l’approccio definitivo alla sperimentazione di strutture generative e algide, di cui il manifesto totale risiede nel singolo che dà il nome all’EP, datato 2002, “Gantz Graf”: 4 minuti di sferragliate di chiara matrice trance ad andatura shuffle, nella cui penombra affiora una sinfonia orchestrale violentata che priva il suono della sua pienezza ma non del suo fascino. Il videoclip, realizzato da Alexander Rutherford (e presente insieme a quelli di Second Bad Vilbel di Chris Cunningham e Basscadet di Jess Scott Hunter nei contenuti multimediali del cofanetto), fatto di geometrie 3D sincronizzate alla musica rimane ad oggi una vetta per designer e videomaker, che come nient’altro fotografa visivamente una musica cosi inclassificabile come quella che sono stati in grado di creare gli Autechre fino ad oggi. Storia.

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Autechre (2011) EPs 1992 – 2002

Autechre

EPs 1992 - 2002

2011 • intelligent dance music

s.v.
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo