Ghostface Killah ft. Adrian Younge • Twelve Reasons to Die (2013)

articolo di

Si tratta ancora di un mondo particolare, quasi a se stante e formalmente autoreferenziale, quello in cui vivono e proliferano i migliori rappers degli Stati Uniti. Non è certo questo lo spazio per scrivere l’apologia del genere, ma per soffermarsi su quanto di pretenzioso sia in grado produrre l’immaginario (e il lessico) tipico della scuola strong hip-hop afroamericana è indispensabile passare anche dal 2013 e da questo Twelve Reasons to Die del wutangclanner Ghostface Killah. O del rampante musicista e produttore hollywoodiano Adrian Younge, che ha dalla sua il successone del 2009 a titolo Black Dynamite. O di entrambi, visto che Ghostface ci mette appunto la faccia ma il terreno musicale è in tutto e per tutto di Younge, una sorta di talebano del suono gangsta che sogna qui di portare all’altare Ennio Morricone. Un’opera solida, filmica a tutti gli effetti: una storia di spari, vendette, mafia e sicari resuscitati (appunto questo sarebbe Ghostface Killah sotto le mentite spoglie di tal Tony Starks) che non sa di nuova frontiera ma che trascina 25 anni di basi, breakbeats e interpretazioni a più voci dentro un unico grande calderone nel quale Ghostface fa la differenza, insieme a qualche nobile compagno di viaggio e alcune intuizioni western che lasciano il segno. Tra queste, uscendo dallo schema a triangolo Wu Tang Clan – Cypress Hill – Snoop Doggy Dog, ci stanno a pieno diritto “Rise of the Black Suits”, la timbrica di “Rise of the Ghostface Killah” e il tandem più ricercato composto dalla sequenza “Enemies All Around Me”/“An Unexpected Call”, con il merito di riportare sulla scena la voce degli storici soulmen The Delfonics e valorizzare la band di supporto che segue Younge anche dal vivo, ovvero i sei musicisti a nome Venice Dawn. In buona sostanza un lavoro speciale, ma non monumentale.

Social
Info
Ghostface Killah ft. Adrian Younge (2013) Twelve Reasons to Die

Ghostface Killah ft. Adrian Younge

Twelve Reasons to Die

2013 • hip hop opera

71
/100

Archivio:

Links
Media
Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo