Afterhours • Folfiri o folfox (2016)

articolo di
Afterhours (2016) Folfiri o folfox

Il ritorno a quattro anni di distanza dall’interlocutorio Padania (2012) di Manuel Agnelli e soci è un album molto difficile di valutare. Dal punto di vista dei contenuti, un lavoro sincero, pieno di vita vissuta, destinato a colpire fin da subito l’ascoltatore più sensibile per la sua drammatica autenticità. Un disco cupo quanto e forse anche più di Quello che non c’è (2002), incentrato sulla recente scomparsa del padre di Manuel dopo mesi di malattia a causa di un tumore (Folfiri e Folfox non sono altro che le denominazioni di due diversi trattamenti chemioterapici). La cruda realtà di brani come “Grande” o “L’odore della giacca di mio padre” non può davvero lasciare indifferenti. Dal punto di vista strettamente musicale, tuttavia, non tutto risulta altrettanto convincente e a fuoco, e questo non certo a causa dei sodali scelti per intraprendere questa nuova avventura: creatura multiforme, gli Afterhours da sempre hanno saputo trovare nuova linfa dai continui avvicendamenti tra gli interpreti che nel corso degli anni si sono alternati accanto all’indiscusso leader del progetto. Questa volta, insieme ai confermatissimi Xabier Iriondo, Roberto Dell’Era e Rodrigo D’Erasmo, troviamo – in luogo dello storico batterista Giorgio Prette e del chitarrista Giorgio Ciccarelli – nientemeno che Fabio Rondanini dei Calibro 35 e Stefano Pilia dei Massimo Volume, praticamente quanto di meglio è possibile reperire al giorno d’oggi nel Belpaese. Sebbene nel complesso solido e con più di uno spunto intrigante – e con musicisti di questo valore non sarebbe stato possibile altrimenti – a questo disco sembrano mancare quei classici istantanei e quelle melodie che hanno reso gli Afterhours la più importante band italiana degli anni ’90. Ballate mid-tempo come “Ti cambia il sapore” o il singolo “Non voglio ritrovare il tuo nome” sono formalmente impeccabili al pari di episodi più movimentati e storti come “Qualche tipo di grandezza” o l’omonima title track, ma il dubbio di essere davanti a brani di cui tra qualche anno si ricorderanno solamente i fans più accaniti è legittimo. Forse, con qualche riempitivo in meno – diciotto tracce per più di un’ora di musica sono una enormità – questa sensazione di incompletezza sarebbe stata meno evidente. Il voto finale non è altro che la media tra gli aspetti positivi e negativi sopra descritti. In ogni caso, tanto di cappello per un ritorno assolutamente degno.

Social
Info
Afterhours (2016) Folfiri o folfox

Afterhours

Folfiri o folfox

2016 • italian rock

70
/100

Archivio:

Links
Media
Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo