Motta • La fine dei vent'anni (2016)

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L’esordio da solista di Francesco Motta, frontman e leader dei Criminal Jokers è un lavoro estremamente interessante, al quale si può perdonare qualche piccola caduta, prima tra tutte l’inguardabile copertina stile Jim Morrison dei giorni nostri, che potrebbe da sola essere sufficiente ad attirare le antipatie e i pregiudizi di molti. In realtà, il disco funziona eccome e lasciarsi condizionare dalle mere apparenze sarebbe un errore imperdonabile. Motta, d’altra parte, non è novellino alle prime armi: al di là dell’apprezzabile lavoro svolto con la propria band di origine, questo dotato polistrumentista vanta infatti numerose collaborazioni con artisti come Nada, Zen Circus e Pan Del Diavolo, oltre ad una lunga esperienza maturata sui palchi di mezza Italia. Certo, i meriti di questo album sono quantomeno da condividere con Riccardo Sinigallia – qui nelle vesti di consigliere e produttore – che ha contribuito in prima persona a dar vita a un sound suggestivo e dai toni scuri che rimanda vagamente a certa musica etnica, ipnotico e avvolgente, capace di valorizzare e rendere moderne classiche canzoni intimiste dall’impalcatura folk senza stravorgerle o appesantirle inutilmente. Difficile per adesso trovare in questo 2016 brani made in Italy più riusciti dell’omonima title track o dell’iniziale “Del tempo che passa la felicità”. Tra le ospitate, particolarmente significativa quella di Giorgio Canali, la cui chitarra elettrica impreziosisce le ultime due tracce del disco.

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Motta (2016) La fine dei vent’anni

Motta

La fine dei vent'anni

2016 • pop rock cantautoriale

73
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo