Perturbazione • Le storie che ci raccontiamo (2016)

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A tutti gli effetti una falsa partenza il “nuovo corso” di Tommaso Cerasuolo e dei suoi Perturbazione, rimasti orfani del chitarrista storico Gigi Giancursi e della violoncellista Elena Diana, ma forti dell’apporto in fase di produzione di Tommaso Colliva, che per registrare questa nuova fatica – l’ottava di una carriera quasi ventennale se si considerano anche i lontanissimi esordi in lingua inglese – ha proposto alla band di trasferirsi a Londra, magari con la segreta speranza che i musicisti superstiti potessero trarre ispirazione dall’effervescente atmosfera cittadina. Così purtroppo non è stato. Senza voler tornare indietro fino ad autentiche gemme indie pop come In Circolo (2002) e Pianissimo Fortissimo (2007), sembrano lontani anni luce anche i tempi di Del Nostro Tempo Rubato (2010), colossal in ventiquattro atti che, nella sua discontinuità, aveva contribuito alla definitiva consacrazione della formazione torinese. Da quel momento in poi, purtroppo, ad una sempre maggior esposizione mediatica – culminata con la partecipazione al Festival di Sanremo 2014 – ha fatto da contraltare un evidente calo di ispirazione ed una qualità sempre più bassa della proposta. D’altra parte, le canzoni di Tommaso Cerasuolo e soci – capaci nei momenti migliori di colpire dritte al cuore grazie alla loro innocente semplicità – si reggono per loro natura su equilibri incerti e, quando non funziona tutto al meglio, il rischio di scadere nel noioso e nel banale è sempre dietro l’angolo. Questo Le Storie Che Ci Raccontiamo, a parte un paio di episodi apprezzabili come il brano omonimo e “Trentenni”, ha l’imperdonabile difetto di scorrere via innocuo e senza lasciare nulla all’ascoltatore, motivo per cui ci sentiamo di consigliarlo unicamente agli estimatori più accaniti della band.

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Perturbazione (2016) Le storie che ci raccontiamo

Perturbazione

Le storie che ci raccontiamo

2016 • pop

52
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo