Il Teatro Degli Orrori • Il Teatro Degli Orrori (2015)

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Il Teatro Degli Orrori rappresenta la più grande truffa della scena indipendente italiana degli ultimi dieci anni, ormai lo ha capito chiunque abbia un minimo di background e sensibilità musicale. Estremamente abili ad approfittare del vuoto generazionale che con l’inizio del millennio aveva colpito la nostra scena noise/alternative rock, Pier Paolo Capovilla e soci – da autentici teatranti – grazie all’indiscusso carisma del frontman e ad un pugno di pezzi senza dubbio riusciti, a base di ritmiche incalzanti, chitarre distorte e slogan da centro sociale a presa rapida – hanno saputo velocemente conquistare quella fetta di pubblico che, dopo il progressivo declino di formazioni di ben altro spessore come Afterhours e Marlene Kuntz, era in cerca di nuovo punti di riferimento. Peccato si sia trattato del più classico dei fuochi di paglia e che, già a partire dal secondo album in studio, il Teatro Degli Orrori abbia finito col ripetere all’infinito lo stesso copione, dimostrando di avere in realtà ben poche cose da raccontare e – cosa ben peggiore – di saperle raccontare in un unico modo, visti i modesti risultati di ogni tentativo di variazione sul tema. Questo nuovo disco è dunque tutto da buttare? In realtà no. Brani come il singolo “Lavorare stanca”, “Il lungo sonno” o “Una donna”, seppur pervasi da una fastidiosa sensazione di deja vu, se non altro mostrano una band ancora capace di riproporre al meglio l’unica cosa che è sempre stata in grado di fare bene, tra assalti sonori all’arma bianca e testi socialmente impegnati che – sebbene appesantiti dai soliti, abusatissimi, luoghi comuni – riescono comunque a colpire nel segno. In ogni caso, davvero troppo poco per riuscire a strappare la sufficienza. Prigionieri di se stessi.

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Il Teatro Degli Orrori

Il Teatro Degli Orrori

2015 • alternative rock

52
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo