Intercity • Amur (2015)

articolo di

Amur, in uscita il prossimo 21 settembre, segna il ritorno degli Intercity – band bresciana nata dalle ceneri degli Edwood – dopo tre anni di silenzio, durante i quali i fratelli Fabio e Michele Campetti, voci e chitarre, hanno comunque avuto modo di portare avanti un apprezzabile progetto parallelo, chiamato appunto Campetty (2013). I due questa volta si ripresentano con la loro creatura prediletta, andando a comporre insieme a Paolo “Mellory” Comini (basso), Dario Fugagnoli (batteria) e Giulia Mabellini (violino) l’attuale line up di una formazione che è in giro ormai dal 2009 ed il cui precedente lavoro, Yuhu (2012), era riuscito a strappare più di un giudizio positivo tra appassionati e addetti ai lavori. La ricetta ancora una volta è quella consueta, magari non particolarmente innovativa ma senza dubbio godibile e ben collaudata: un emozionante violino a tracciare la strada, una sezione ritmica solida ed incalzante sempre pronta ad assecondarlo, un occhio di riguardo per le melodie, testi adeguatamente ricercati e dotati di una loro poetica di fondo, in cui sembra tornare con una certa regolarità il tema del viaggio (e cos’altro potevamo aspettarci da un gruppo che ha deciso di chiamarsi Intercity?). Dodici canzoni capaci di conquistare fin dai primissimi ascolti e di insinuarsi sottopelle, dalla stralunata “Un cielo cinghiale” al primo singolo estratto “Polar”, passando per le inusualmente dure “Cavallo” e “A”, l’irresistibile giro di violino di “Tu” e la malinconica “Reggae song”.

Social
Info
Intercity (2015) Amur

Intercity

Amur

2015 • pop rock

75
/100

Archivio:

Links
Media
Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo